Roma, 5 novembre 2017 - Dopo le dichiarazioni di molte attrici vittime di molestie sessuali da parte del produttore cinematografico Harvey Weinstein, si è aperta una voragine e dalle denunce partite dal mondo dello spettacolo si sta passando ad accuse che coinvolgono molti leader politici. Prima alcuni componenti del governo britannico, ora retroscena piccanti che coinvolgono anche leader austriaci, francesi e addirittura alcuni componenti dell’Onu. Tutti accusati da donne di aver subito molestie o vere e proprie violenze, seppure molti anni fa. 

La percezione degli italiani rispetto a questi avvenimenti è varia, non c’è un «pensiero unico», ma il giudizio è modellato su due diverse categorie di pensiero: da una parte queste accuse vengono definite verosimili, anche se non risulta chiaro il motivo per cui vengono fuori dopo decenni. Dall’altra parte, però, poiché a essere messi finora sotto accusa sono il mondo dello spettacolo e della politica, e poiché nell’immaginario collettivo da sempre si pensa che i favori sessuali siano stati alla base di alcune carriere in questi settori, ecco che queste stesse storie assumono una connotazione diversa, cioè da verosimili si trasformano in «certamente vere». 
L’aspetto paradossale e poco edificante è però che questa opinione non nasce da una sorta di vicinanza alle donne vittime di molestie, bensì è solo il frutto di un basso livello di fiducia maturato negli anni sia nei confronti della politica che del mondo dello spettacolo. Infatti, a prescindere dagli ultimi scandali che sono stati resi pubblici, storicamente il giudizio degli italiani sul mondo dello spettacolo e della politica non è mai stato edificante, anzi è opinione comune che alcune carriere sianoo state agevolate da favori sessuali.

Certo, una cosa è essere consenzienti, anche se eticamente contestabile, un’altra è essere vittima di abusi. Però con queste storie, con queste continue denunce che arrivano dopo molti anni, nella percezione degli italiani è come se si fosse avvalorata la tesi di fondo, cioè che spettacolo e politica sono settori corrotti. È per questo che forse non si è alzata una forte indignazione popolare per fatti che, indiscutibilmente, sono di elevata gravità. Pertanto il metro di giudizio che gli italiani si sono formati è più attinente a quello che è l’immaginario storico dei due settori coinvolti che non ai singoli accadimenti. 

L’interpretazione di questo fenomeno nasce dal fatto che il 62% degli italiani pensa che queste violenze denunciate pubblicamente siano realmente accadute, anche se il 54% non condivide che siano state denunciate solo in maniera pubblica con così tanto ritardo e non alle autorità giudiziarie a suo tempo.
Ma il dato che spiega maggiormente il clima di opinione in atto è che il 65% ritiene che, sia nel mondo dello spettacolo che in quello della politica, queste sono pratiche utilizzate da sempre, e quindi quello che è venuto alla luce adesso non rappresenta alcuna novità. 
Non solo. Poiché al mondo dello spettacolo e a quello della politica non viene riconosciuta molta eticità, ecco che il 58% dei genitori suggerisce alle proprie figlie di non entrare nel settore dello spettacolo, come il 53% raccomanda di stare lontani dalla politica. 


Antonio Noto * direttore Ipr Marketing