Ragusa, 5 ottobre 2017 - Dalle navi non scendono solo migranti che fuggono dalla guerra e dalla fame ma anche "delinquenti". L'allarme è del sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, che in una lettera al ministro dell'Interno Marco Minniti manifesta i suoi "timori sugli ultimi sbarchi" avvenuti nella cittadina siciliana, che ospita i migranti in un hotspot. Il primo cittadino teme la presenza di terroristi. "Il fenomeno migratorio che parte dalla Tunisia - spiega il sindaco - desta preoccupazioni per possibili infiltrazioni di potenziali soggetti appartenenti a cellule jihadiste".

Ammatuna racconta che tra gli ultimi arrivati, 10 hanno tentato la fuga e sono stati poi ricondotti nell'hotspot dalle forze di polizia. "È un episodio increscioso - incalza il sindaco - che desta tra i miei concittadini allarme sociale e preoccupazione di cui mi faccio portavoce, in una città come Pozzallo che ha sempre affrontato la questione migranti con spirito di accoglienza".

Secondo quanto riporta oggi Repubblica.it, al Viminale sanno che è proprio "dalla Tunisia che proviene il maggior numero di Foreign Fighters". E l'allarme cresce dal momento che i rimpatri (contingentati) non tengono il passo dell'afflusso di migranti (dalla Tunisia sarebbero sbarcate "500 persone negli ultimi 10 giorni") e che i decreti di espulsione non garantiscono affatto l'allontanamento dal Paese. I riflettori sono accesi sul fenomeno dei cosiddetti 'sbarchi fantasma', cioè arrivi non controllati e fuori dal sistema hotspot. 

Intanto dopo lo sbarco di 141 migranti giunti ieri a Pozzallo a bordo della nave Cassiopea della Marina militare, la polizia ha fermato tre presunti scafisti. In manette sono finiti Housem Bendaus, di 28 anni, Karim Chaabane, di 23 anni, e Saleh Jaziri, di 31 anni, tutti di nazionalità tunisina. Dovranno rispondere di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. 

Solo il 29 settembre c'era stato un altro arrivo (quasi 300 persone, finite anche loro nell'hotspot). Anche il quel caso erano state fermate due persone, accusate, in concorso con altri in Libia, di aver facilitato l'ingresso in Italia di extracomunitari, esponendoli a pericolo per la loro vita e sottoponendoli a trattamento inumano e degradante.