Roma, 3 agosto 2016 - «Se ci avessero consigliato di vaccinare mia figlia, probabilmente a quest’ora starei a raccontare tutta un’altra storia. Peccato, io e mia moglie abbiamo sbagliato a fidarci dei sanitari che ci consigliarono di soprassedere». Ruggero Vio è il papà di Bebe, una ragazzina diciannovenne, originaria di Venezia, che nel 2008, quando di anni ne aveva undici, venne colpita da una meningite fulminante. La malattia degenerò in una vasta infezione che rese necessaria l’amputazione di tutti e quattro gli arti. Con straordinaria caparbietà, Bebe, insieme con la sua famiglia, è riuscita a trasformare la disgrazia in un trionfo, umano e sportivo. «È stata scelta fra i cinque testimonial mondiali, uno per ogni continente, della campagna di sensibilizzazione a favore dei vaccini contro la meningite – spiega con orgoglio il padre –. Inoltre, a settembre volerà a Rio per disputare le Olimpiadi paralimpiche. Bebe è campionessa mondiale di fioretto individuale».

Il caso della ragazza di Roma morta di meningite al ritorno dalla Gmg le fa rivivere un incubo?

«Sicuramente sì, ogni vicenda di questo tipo mi emoziona parecchio. Il fatto che la giovane tornasse dall’incontro con il Papa colpisce l’opinione pubblica, giustamente. Tuttavia, a me fanno più impressione i 50 casi di meningite, di cui nove mortali, che si sono registrati l’anno scorso in Toscana. O il fatto che qui in Veneto la vaccinazione dei bambini è scesa sotto la soglia del 95 per cento».

Sua figlia Bebe non era vaccinata, vero?

«A dieci anni aveva fatto la profilassi contro la meningite di tipo A. Allora i sanitari ci dissero che era troppo piccola per sottoporla alla vaccinazione contro la B. Per loro era meglio aspettare che compisse i quattordici anni. Noi ci siamo fidati, d’altronde erano degli specialisti. Purtroppo ci siamo sbagliati: praticamente dodici mesi dopo mia figlia ha contratto il batterio».

La Federazione degli Ordini dei medici spinge per la radiazione dei camici bianchi che sconsigliano le vaccinazioni.

«Chi dice di non vaccinarsi sbaglia. Non so se la via della radiazione sia quella migliore, tuttavia credo che quella in atto sia una campagna molto pericolosa, perché è vero che ci possono essere delle conseguenze negative dalla profilassi, ma statisticamente la percentuale è veramente molto bassa. Così si finisce solo per favorire la diffusione di certe malattie che, invece, potremmo contenere».

Quella di sua figlia è una storia di riscatto davvero eccezionale, non solo per via dei successi sportivi.

«Partendo dal caso di Bebe, abbiamo fondato l’associazione Art4sport che crede nello sport come terapia per il recupero fisico e psicologico dei bambini e dei ragazzi portatori di protesi di arto. Tre dei nostri iscritti quest’anno parteciperanno alle Olimpiadi paralimpiche di Rio. Tutto questo ci dà una gioia immensa»