Locri (Reggio Calabria), 19 marzo 2017 - Un lungo applauso ha accolto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella allo stadio comunale di Locri, dove si celebra la XXII Giornata della memoria e dell'impegno organizzata ogni anno dall'associazione Libera per ricordare le vittime innocenti delle mafie. E altri applausi hanno contrassegnato la mesta lettura dei nomi delle vittime della mafia, tra cui quello di Piersanti Mattarella, fratello del presidente. 
Anche il vescovo di Locri-Gerace Francesco Oliva, nel suo intervento, ha fatto riferimento al Capo dello Stato come familiare di vittima delle mafie: "Le Chiese di Calabria sono vicine a Lei, signor Presidente, e alla sua personale sofferenza per la perdita di suo fratello Piersanti, vittima anch'egli dell'arroganza criminale".

"La lotta alla mafia riguarda tutti"

MATTARELLA - "I mafiosi non conoscono né pietà né umanità, non hanno alcun senso dell'onore e del coraggio. I loro sicari colpiscono con viltà persone inermi", esordisce Mattarella nel suo discorso molto partecipato. Poi lascia spazio alla speranza: "L'Italia ha fatto passi avanti nella lotta alle mafie ma è necessario non fermarsi. Bisogna prosciugare le paludi dell'arbitrio della corruzione, che sono quelle dove la mafia prospera". 

 "Cari familiari delle vittime innocenti - dice ancora il capo dello Stato - voi portate il carico maggiore della violenza mafiosa. Avete visto padri, madri, figli, fratelli e sorelle, mogli o mariti strappati a forza dalla vostra vita, dai vostri affetti, dall'intimità domestica. Nei vostri volti e, ancor più nei vostri cuori, portate una ferita che non si può rimarginare. Come sarebbe stata diversa la vostra esistenza senza la violenza della mafia! Penso a quanti progetti, a quante speranze, a quanti sogni spezzati! Tutta l'Italia vi deve solidarietà per il vostro dolore, rispetto per la vostra dignità, riconoscenza per la vostra compostezza, sostegno per la vostra richiesta di verità e giustizia". 

E poi la lotta alla mafia riguarda tutti: "Le mafie, non risparmiano nessuno. Uccidono, certo, chi si oppone ai loro interessi criminali. Ma non esitano a colpire chiunque diventi un ostacolo al raggiungimento dei loro obbiettivi. Che sono denaro, potere, impunità. Per questo motivo, la lotta alle mafie riguarda tutti. Nessuno può dire: non mi interessa. Nessuno può pensare di chiamarsene fuori".

"La Costituzione primo testo antimafia"

DON CIOTTI -  "Le mafie non uccidono solo con la violenza, vittime sono i morti, ma anche i morti vivi, le persone cui le mafie tolgono la speranza e la dignità - ha detto don Luigi Ciotti,  presidente di Libera - La mafia è la peste, la scuola è uno degli antidoti alla peste mafiosa. La costituzione italiana è il primo testo antimafia". E ancora: "Oggi ricordiamo che è il giorno in cui fu ucciso a Casal di Principe Don Peppino Diana. Tante vittime sono sono senza tomba, uomini e donne delle mafie diteci dove li avete sepolti, lo chiedo a nome di tanti familiari di avere questo sussulto di coscienza. Può essere l'inizio di un percorso di vita e non più di morte".
Poi don Ciotti affonda: "Insieme alle mafie, il male principale del nostro Paese resta la corruzione. E corruzione significa che tra criminalità organizzata, criminalità politica e criminalità economica è sempre più difficile distinguere".

"L'abbraccio di Mattarella? Quello di un fratello"

LA CAREZZA - "Una carezza che mi ha dato serenità", racconta ancora commossa la figlia di Nicola Ruffo, ucciso a Bari nel 1974, riferendosi all'abbraccio con il presidente. "Gli ho chiesto di rompere il cerimoniale e di abbracciarmi. Non è stato l'abbraccio del presidente della Repubblica, ma quello di un fratello che ha negli occhi il mio stesso dolore". Il capo dello Stato, racconta la donna, "mi ha detto che capisce la mia sofferenza".