Roma, 19 settembre 2017 - Trecentoquarantuno anni dopo la sua stesura, la ‘Lettera del diavolo’ è stata tradotta. Era il 1676 quando suor Maria Crocifissa della Concezione, al secolo Isabella Tomasi (prozia dello scrittore Tomasi di Lampedusa, che poi citerà la missiva ne ‘Il gattopardo’), venne trovata seduta a terra nella sua cella «con mezza faccia sinistra imbrattata di nero inchiostro – secondo la Chiesa di allora –, il respiro affannoso, il calamaio sulle ginocchia, una lettera in mano scritta con un alfabeto incomprensibile». Il misterioso testo, per i documenti ufficiale con cui la suora venne riconosciuta venerabile, è l’esito «della lotta contro innumerabili spiriti maligni decisi a utilizzare suor Maria Crocifissa come un misero corsiero» per un messaggio di Lucifero.
 
«Abbiamo impiegato quattro mesi per decifrarla – racconta Daniele Abate, direttore del Ludum science center di Catania –, grazie a un software scaricato dal deep web che viene utilizzato dall’intelligence turca per decrittare i messaggi segreti dell’Isis. Dopo aver tracciato un profilo psicologico della suora, abbiamo inserito nell’algortimo l’alfabeto latino, il greco antico, l’arabo, l’alfabeto runico e quello degli yazidi: il senso che emerge dal codice misterioso è ‘Dio non esiste, la trinità è un falso, ci sono solo io’». Un dato su cui scienziati (il team catanese è composto da fisici, biologici e una psicologa) e religiosi (il verbale stilato dall’abbadessa Maria Serafica) convergono è la parola ‘ohimè’ della lettera: i diavoli volevano costringere la suora a firmare la lettera, dopo la dettatura, ma lei si è opposta scrivendo l’unico fonema comprensibile, che dimostra il suo terrore.
 
«Crediamo che la vita da nobildonna in clausura le causasse molto stress psicofisico e questa lettera sia frutto di un disturbo bipolare – prosegue Abate –, ma siamo rimasti sorpresi di aver trovato un senso logico complessivo nonostante il 30% del documento sia rimasto incomprensibile». E Abate conclude: «Siamo rimasti stupefatti anche dal fatto che a chiamarci, dopo il nostro lavoro, siano stati diversi leader di sette sataniche, convinti che abbiamo tenuto nascosto il vero messaggio sotto imposizione della Chiesa per via della pericolosità del senso. Ora da Urbino ci è stato chiesto di tradurre le iscrizioni del dipinto ‘La città ideale’».
Ecco la traduzione completa della lettera: «Di simboli che io che clausa livegio so fonte una disgrazia forse ormai certo styge xy< tliyi vuode poiché io cristo zoroastro seguono le vie antiche o sarte cucite dagli uomini ohimè ristorami servire nessuno questo è sistema zavorra sono le tre un dio che sento liberare i mortali xi sono per questo sempre».