MODENA, 17 agosto 2015 -  VOLTO da ragazzina, corpo da forti emozioni. È Dana XX, di Modena: il suo regno è su Skype dove si esibisce in spettacoli hot per i clienti. Il fenomeno webcam girl non è nuovo, il sesso su internet è una realtà fantasticata non solo da milioni di uomini, ma anche donne che hanno accarezzato quel pensiero imbarazzante solo se confidato ad alta voce: «Che male c’è a spogliarsi per guadagnare qualche euro in più?».

Dana ha fatto la scelta di vendere in rete la propria bellezza davanti all’occhio indiscreto di una telecamera. Nessun incontro virtuale che sfocia in prostituzione part time, solo la disinvoltura di spogliarsi e dare al cliente ciò che vuole. Seduta sul divano a gambe incrociate, con il viso nascosto dietro una mascherina scura, indossa un paio di jeans e una camicetta chiara, i capelli castani raccolti da un lato. Mette subito in chiaro di avere pochi minuti a disposizione: «Alle 15 inizio la mia sessione on line e ne avrò fino alle 23, quindi devo avere il tempo di prepararmi».

Come ha iniziato?

«Mi spoglio davanti alla webcam dal 2013. Non voglio darti troppe informazioni perché mi conoscono a Modena, ma fidati che di ragazze come me, insospettabili, è pieno. Sicuramente mi ha aiutata l’avere fatto la cubista per tre anni. Durante una serata in discoteca ho fatto amicizia con un’universitaria, che nel tempo libero arrotondava mostrandosi su un sito. Nel suo caso registrava pillole video e non faceva spettacoli live, ma è stato importante per capire come funzionava. Farmi ammirare mi ha sempre stuzzicato».

Quali i primi passi per lanciarsi in questo universo erotico 2.0?

«Lavoravo in un centro commerciale come cassiera part time e non ho lasciato il posto da un giorno all’altro, seppur non mi piacesse. Ho provato prima per curiosità e poi mi sono lasciata trascinare perché i fan sono aumentati. La prima cosa da fare è registrare un breve video di presentazione in cui mostri il corpo, poi si aspetta che ti contattano gli utenti».

Com’è la sua giornata tipo? Quanto guadagna al mese?

«Decido sempre io l’ora di connessione. Mi sistemo in un angolo di camera mia dove c’è una parete bianca: mostrare anche solo un particolare della stanza potrebbe rivelarsi letale per perdere l’anonimato. Alcuni giorni passo due ore in chat altri addirittura 8-9. Il guadagno è basato sui crediti comprati dai clienti che pagano lo show privato al minuto. Io sono partita da 20 crediti, 2 euro, incassandone solo la metà, poi sono passata a 25, e ora a 30 che mi fruttano 1,50 euro al minuto. Le chat più lunghe sono quasi sempre alla sera tardi, quando mi contattano mariti mentre le mogli dormono. Ho anche dei fan di cui mi fido particolarmente e per loro faccio degli spettacoli privati: mi faccio pagare con ricariche Postepay. Non ho un’entrata mensile fissa, ma se va male arrivo a 1.700 euro, quasi quattro volte quanto guadagnavo da cassiera».

Cosa le chiedono gli uomini? Che idea si è fatta dei clienti?

«Il tipo di utenti è vario: studente universitario, ingegnere, direttore di banca. Ci sono quelli che vogliono semplicemente vedermi fare autoerotismo, ma tantissimi perversi che amano il sadomaso, che vogliono essere offesi o essere guardati mentre compiono atti sessuali di ogni tipo. Sono soprattutto sposati, alcuni molto giovani, che forse per solitudine o desiderio di trasgredire si rivolgono alla Rete. Ci sono poi categorie di utenti che effettivamente hanno fantasie che difficilmente verrebbero soddisfatte dalla propria donna».

Come concilia i suoi affetti con questo lavoro?

«Non ho un ragazzo e le uniche persone che sanno della webcam sono le mie due migliori amiche. E mia madre. All’inizio mi esibivo solo alla sera tardi poi, dopo che è diventato qualcosa di più, l’ho confidato a mia mamma perché rischiavo di essere scoperta da un momento all’altro. Spiegarti come l’ha presa è un po’ complicato: ti dico solo che non mi ha parlato per tre settimane, poi mi ha solo detto di stare attenta e fare in modo che mio padre non lo venisse a sapere, perciò a volte sono costretta a esibirmi a casa di un’amica. Io mi sento tranquilla e per niente sporca, il solo paragone con una prostituta mi fa rabbrividire: non sono costretta e nessuno mi ha mai toccata con un dito. Il sesso è una cosa che piace a tutti e purtroppo viviamo in un Paese pieno di retaggi e ipocrisie: continuerò finché ne avrò voglia».

di Vincenzo Malara