SI CHIAMA Key Crime e si tratta di un software in uso alla questura di Milano che in otto anni di sperimentazione ha permesso di ridurre del 57% le rapine e di scoprire i responsabili in tre casi su quattro. Risultati sorprendenti che non sono passati inosservati nemmeno all’estero. 
Di Key Crime, infatti, ha parlato anche Peter Orszag, già collaboratore di Bill Clinton e di Barack Obama alla Casa Bianca. Trattando degli scarsi risultati ottenuti dalla polizia statunitense nella risoluzione dei delitti, Orszag ha citato il software milanese. «Diminuire il tempo di scoperta dei reati è possibile – ha spiegato – a Milano, in Italia, la polizia usa da quasi un decennio Key Crime, un software che predice le rapine in base a giorno, ora e luogo degli eventi già accaduti correlando dettagli sui criminali coinvolti e sulle loro armi».
 
I RISULTATI dell’applicativo per la soluzione e prevenzione delle rapine sono stati studiati anche da un ricercatore dell’Università di Essex, in Inghilterra, Giovanni Mastrobuoni, che ha calcolato in 2,5 milioni di euro il danno evitato per i colpi in meno che si sono verificatI e per i bottini recuperati grazie a Key Crime. Dietro all’invenzione di questo applicativo non ci sono gruppi di ricercatori e super esperti di programmazione informatica. A realizzarlo è stato un poliziotto della squadra mobile di Milano, Mario Venturi, che in autonomia ha comincito a pensare e creare il software. Intravedendone le potenzialità, la questura di Milano ha appoggiato le ‘ricerche’ di Venturi e dal 2009 ha adottato l’applicazione per sperimentarla. Il programma può essere utilizzato per tutti i delitti seriali, per ora però è stato adottato solo per le rapine. 
 
MA COME funziona? I poliziotti raccolgono, come hanno sempre fatto, le denunce delle rapine che vengono passate nell’ufficio addetto alla raccolta e analisi dei dati. Qui tutti i dettagli vengono inseriti nel sistema Key Crime e spesso gli agenti richiamano le vittime per chiedere ulteriori particolari, per esempio in che mano il bandito teneva l’arma o descrizioni di travisamento e corporatura. A questo punto entra nel vivo il software. Attraverso algoritmi, trova correlazioni tra i vari colpi e verifica la possibile serialità: se il riscontro è positivo viene dato un nome al presunto bandito ritenuto il responsabile dei vari colpi. Ma Key Crime non si ferma qui. Ha infatti la capacità di prevedere le rapine: sulla base dei dati immessi calcola gli obiettivi più a rischio in una determinata area della città, il giorno e l’ora in cui è più probabile che il bandito entri in azione. In questo modo vengono predisposti servizi mirati, utilizzando anche personale in borghese: il risultato è che i rapinatori molto spesso vengono arrestati in flagranza oppure la presenza della polizia li mette in fuga prima che entrino in azione. 
 
PER QUESTO i risultati ottenuti da Key Crime sono notevolmente significativi. Nel 2008, l’anno prima dell’inizio dell’utilizzo del software, a Milano le rapine ai danni di farmacie, negozi e supermercati sono state 664, nel 75% dei casi l’autore non è stato individuato. In otto anni i numeri si sono invertiti: ora il 74% delle rapine ha un colpevole noto e nel 2015 il numero dei colpi messi a segno è sceso a 283.