Napoli, 13 luglio 2017 - Lo sanno anche i bambini: le cause naturali che possono scatenare un incendio boschivo sono eccezionali ed estremamente rare. I roghi, quando non dipendono da irresponsabilità o distrazione, sono quasi tutti dolosi, appiccati con l’intenzione di distruggere la vegetazione. In parte si spiegano con la tradizione agropastorale che considera il fuoco un mezzo per procurarsi nuovo pascolo o, nel caso dei contadini, per rigenerare la fertilità del terreno. Nel resto dei casi, l’incendio doloso si lega quasi sempre a interessi speculativi legati all’edilizia, messi in atto da mafie e criminalità affaristica. Non è solo questo: in alcune regioni il numero di incendi crea o conferma assunzioni di operai precari, legati alla forestazione.

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È capitato che ad accendere un rogo siano stati proprio coloro che erano pagati per spegnerlo. All’inizio del Duemila il Sisde, l’allora servizio segreto italiano, denunciò la responsabilità degli stagionali in Sicilia, la pattuglia più folta d’Italia con oltre 25 mila addetti (solo 3000 gli stabilizzati), dei quali 3.500 con condanne definitive per crimini contro il patrimonio, incluso l’incendio doloso. E nel 2012 l’assessore alle Infrastrutture della Sicilia, Andrea Vecchio, disse letteralmente: «Credo che il numero degli incendi sia direttamente proporzionale al numero dei forestali, precari o da stabilizzare».

Che siano dolosi, e di matrice camorristica, gli incendi che hanno per giorni ridotto in cenere il Parco del Vesuvio è confermato anche da una fonte dei vigili del fuoco che parla di almeno otto inneschi, tutti posizionati in aree difficili da raggiungere, attivati contemporaneamente e utilizzando dei gatti per diffondere le fiamme. Una parziale conferma arriva dal generale Sergio Costa, comandante regionale del corpo forestale confluito nell’Arma: «Non posso escludere questa cosa, ma sicuramente al momento non posso confermarla», riferendosi ai piccoli animali cosparsi di fuoco e usati per appiccare i roghi.

L’assorbimento della forestale, avvenuto a inizio anno e previsto dalla legge Madia, è forse una delle cause che ha indebolito la difesa dello Stato contro i piromani. Ora sono i carabinieri a indagare sugli incendi e a occuparsi della prevenzione, mentre i vigili del fuoco si interessano di gestire le emergenze: in precedenza tutti questi compiti spettavano al corpo forestale, cosa che faceva funzionare meglio le operazioni. Basta vedere i numeri: tra il 15 giugno e il 10 luglio 2015 in Campania ci sono stati 158 incendi; nello stesso periodo di quest’anno sono stati 927. Guardia abbassata davanti ai piromani anche per il mancato intervento dal cielo.

Dal primo gennaio la flotta dei Canadair della forestale è stata smembrata, suddivisa tra carabinieri e dipartimento dei figili del fuoco, tra manutenzione e altri scopi. Senza contare che la flotta antincendio fu già dimezzata dal governo Monti, passando da 30 a 19 (15 quelli effettivamente operativi, 4 ruotano per la manutenzione). Tecnicamente la Regioni potrebbero stipulare convenzioni con squadre antincendio, ma nessuno tra le Regioni del Sud finora l’ha fatto.