Roma, 15 febbraio 2017 - Amedeo Laboccetta, già fiduciario di Gianfranco Fini in Campania, ma ‘nemico’ di corrente del parlamentare conterraneo Italo Bocchino, al quale l’ex leader di An avrebbe poi affidato il suo nuovo movimento Futuro e Libertà, nel primo interrogatorio dopo l’arresto per complicità con il ras del gioco d’azzardo elettronico Francesco Corallo ha raccontato ai magistrati romani la sua verità sugli affari di famiglia del Gran Capo di un tempo.

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Citando quelle dichiarazioni, infatti, il pm Barbara Sargenti scrive che «Gianfranco Fini, all’epoca vice presidente del Consiglio, aveva conosciuto Francesco Corallo proprio per il suo tramite in occasione di un viaggio-vacanza, nell’estate del 2004, sull’isola di Sint Maarten ove Fini e altre 14 persone vennero ospitati, a spese di Corallo, per due settimane». E ampi stralci di quel faccia a faccia con gli inquirenti (che a giudizio del Riesame ha fatto venir meno le esigenze di custodia cautelare per Laboccetta) sono stati ripresi dallo stesso pm per ricostruire i rapporti tra la famiglia Tulliani e il ‘catanese dei due mondi’.

Ad esempio, inquadrando in un preciso contesto quel soggiorno dorato nel paradiso non solo fiscale dei Caraibi, Laboccetta ha spiegato che «all’epoca Atlantis/Bplus (la società specializzata di Corallo, ndr) aveva appena ricevuto la concessione italiana per l’attivazione e la conduzione operativa della rete, per la gestione telematica del gioco lecito, mediante apparecchi da divertimento ed intrattenimento, nonché per le attività e le funzioni connesse». In effetti la concessione di cui si parla fu stipulata tra l’Ati, mandataria Atlantis, e l’amministrazione dello Stato il 15 luglio 2004).

«Al termine del soggiorno – sono sempre parole di Laboccetta – Fini suggellò con Corallo un’intesa che è stata utile ad Atlantis/Bplus nello svolgimento dei rapporti con l’Amministrazione dei Monopoli».

Arrivando col suo racconto ad anni più recenti, l’ex proconsole campano di An poi passato al Pdl ‘contestualizza’ alla sua maniera un altro episodio, di cui la Procura riferisce ancora nel nuovo decreto di sequestro autorizzato dal gip. «Al festeggiamento privato per il compleanno della prima figlia di Gianfranco Fini ed Elisabetta Tulliani, tenutosi presso l’appartamento di Montecitorio riservato al presidente della Camera – ha ricordato Laboccetta – , parteciparono pochi parenti, qualche personaggio politico, compagno di partito, nonché Francesco Corallo e la sua compagna».

Un assaggio, seguito dall’affondo: «A quell’epoca Giancarlo ed Elisabetta Tulliani avevano già beneficiato di molto denaro da Corallo, che aveva disposto, tramite Rudolf Baetsen, il duplice acquisto dell’appartamento di Montecarlo di proprietà di Alleanza Nazionale, di cui erano divenuti proprietari occulti. I Tulliani, dopo essersi celati dietro le società offshore per ricevere denaro di provenienza delittuosa da Corallo e per concretizzare l’acquisto dell’appartamento di Montecarlo, hanno continuato a occultare la possidenza fino a quando, con la vendita del 15 ottobre 2015, è stato realizzato il profitto corrispondente al reale valore dell’immobile, evidentemente svenduto da An l’11 luglio 2008».