Per gentile concessione di Panorama pubblichiamo le foto e la prima intervista esclusiva – oggi in edicola nella sua versione integrale sul settimanale – realizzata da Giovanni Terzi a Gessica Notaro, l’ex finalista di Miss Italia sfregiata con l’acido il 10 gennaio scorso a Rimini. La ragazza è stata dimessa da pochi giorni dall’ospedale, dopo aver subìto diverse operazioni chirurgiche. Accusato dell’aggressione l’ex, Edson Tavares.

Rimini, 16 marzo 2017 - Una ragazza è in ginocchio in mezzo al suo giardino di casa, le mani giunte in una preghiera a cui si unisce un grido di dolore. È il 10 gennaio del 2017 e sono da poco passate le undici di sera, quella ragazza è Gessica Notaro, 27 anni, ed è stata appena aggredita con l’acido dal suo ex fidanzato Edson Tavares, cittadino capoverdiano che da un anno non vuole accettare la fine del loro amore. (...) «Non devo mettermi le mani sul viso, l’acido ustionerebbe anche quelle» si dice in quegli istanti. (...)

Mi parli di quella sera, Gessica?
«Ero a mangiare con dei miei amici in un ristorante di Rimini (...) e a un certo momento, verso le 22, mi arriva la telefonata di mia madre che mi dice, preoccupata, che Eddy l’ha cercata perché ha assolutamente bisogno di parlarmi».

Come mai ha chiamato tua madre e non te?
«Io (...) non volevo più sentirlo, l’avevo ripetutamente denunciato perché mi ossessionava con appostamenti fuori dal mio posto di lavoro, l’Acquario di Rimini, o sotto casa o addirittura nei posti dove qualche volta andavo a cantare, a fare le serate. Minacciava di ammazzarsi e di farmi pagare di averlo lasciato».

E la sera del 10 gennaio, poi, lo hai chiamato?
«Non l’ho chiamato. Mia madre era preoccupata (...)».

(...) A Tavares non era stato dato obbligo di stare distante cinquecento metri da te?
«(...) A Eddy era stato imposto prima l’obbligo di starmi distante 500 metri, poi l’obbligo è stato ridotto a 50 metri perché la sua casa era vicino alla mia. Infine è stato messo agli obblighi domiciliari, ma lo si trovava in giro per la città a tutte le ore. Quella sera io posteggio la mia macchina ed esco per andare verso casa. Un lampo, un istante terribile: all’improvviso Eddy salta fuori dal retro di un’auto parcheggiata. Mi si scaglia addosso e mi versa l’acido sul viso con una bottiglietta. Poi scappa».

E tu?
«Io lo riconosco, urlo, cerco addirittura di inseguirlo, poi provo un dolore immenso, sembrava che il mio occhio e la mia faccia friggessero. Comincio a non vedere più e grido (...)».

Non ti è venuto in mente di andare da tua mamma Gabriella?
«Avevo paura di spaventarla e volevo che prendessero Tavares subito, però poi non ho resistito più dal dolore e ho suonato a casa. Ho detto a mia madre che Eddy mi aveva buttato l’acido in faccia, lei mi voleva bagnare il viso, ma io le dicevo no, no...»

Come facevi a sapere che non dovevi bagnare la faccia?
«Mi ero informata, non ti nascondo che in alcuni momenti avevo molta paura che Eddy fosse capace di farmi del male e per questo l’avevo denunciato nell’agosto 2016; è violento e lo sapevo, ma in troppi non hanno controllato e hanno sottovalutato la sua indole».

In che senso sottovalutato?
«Dopo la mia denuncia gli hanno dato alcune limitazioni che non sono mai state rispettate (...)».

Quando sei entrata in casa che cosa hai fatto?
«Il dolore si faceva sempre più violento e mi sono appoggiata sulla porta che ha ancora il segno dell’acido che avevo sul viso. Poi sono andata in giardino, mentre mia madre cercava le chiavi della macchina e lì mi sono messa in ginocchio a pregare. Pregavo che Dio mi togliesse pure la bellezza che mi aveva regalato, ma che non si prendesse la vista, quella no. Era la mia paura più grande perché da un occhio non vedevo più nulla e dall’altro sentivo l’acido entrare e lentamente vedevo meno luce e più ombre; io credo, ho sempre creduto in Dio e ho pregato con tutta me stessa».

(...) C’erano stati degli episodi prima dell’aggressione del 10 gennaio che ti avevano preoccupato?
«Sì, molti, perché Eddy ha sempre dimostrato di non accettare il fatto che l’avessi lasciato nonostante lui avesse una fidanzata (ora ex) (...). Eddy (...) una sera è venuto a casa da me e mia madre e davanti a noi ha preso un coltello da cucina a minacciando di ammazzarsi se io non fossi tornata con lui». (...)

Gessica, continui a dire che Tavares minacciava di suicidarsi. Tu che pensavi prima della sera del 10 gennaio?
«Questa era la leva psicologica che adottava con me sapendo che io sul suicidio sono molto sensibile. Mio fratello si è impiccato dopo che nostro padre era morto per un tumore. Anzi, ti dirò di più: io penso che Eddy premeditasse questo gesto e il giorno in cui farlo».

Addirittura Gessica, come mai dici questo?
«Perché mio fratello si è tolto la vita il 10 gennaio del 2011 esattamente sei anni prima. Ed Eddy ha scelto quel giorno apposta, in segno di sfida. (...) Sosterrò tutte quelle ragazze che hanno subito o stanno subendo violenze domestiche».

Come le aiuterai?
«Il primo passo è la creazione dell’omicidio di identità: chi sfregia, butta un acido o peggio a una donna, la uccide. Uccide la sua identità e le pene devono essere equiparate a quelle dell’omicidio premeditato (...)».

Hai paura che lui esca?
«Adesso no perché sono certa che per un po’ starà in cella. Ora ho tante cose da affrontare; ho già fatto tre interventi e ne dovrò fare tanti altri per anni. Poi ho terapie costosissime, quotidiane. Tornerò a essere quella di sempre anche se per anni non potrò guardare il sole se non con delle maschere e bendata. Non potrò fare i bagni con i miei amati delfini perché il cloro sarebbe devastante. E anche se ogni notte si fanno vivi i fantasmi nella mia mente (...)»

Provi odio per Tavares?
«Non perdono Eddy, non lo perdonerò mai, ma non lo odio (...)». (...)