Milano, 19 dicembre 2016 - Una nuova perizia può riscrivere la storia del delitto di Garlasco. Le tracce di dna rinvenute sotto le unghie della vittima, Chiara Poggi, stando a questa perizia, non sarebbero di Alberto Stasi, ma di un giovane che la conosceva. I risultati delle nuove analisi, condotte dalla difesa di Stasi, porteranno la famiglia dell'uomo condannato per il delitto a chiedere la riapertura del processo. La madre di Stasi, Elisabetta Ligabò, ha fornito al Corriere della Sera i risultati di queste nuove analisi. "Che ci sia del dna identificabile è fuori da ogni ipotesi razionale", dichiara a Radio Capital Francesco De Stefano, il genetista che eseguì la perizia al processo d'appello bis del delitto di Garlasco. "C'è una sentenza definitiva e per noi quella vale - ha detto Rita Preda, la madre di Chiara Poggi, secondo quanto riferito dall'avvocato di parte civile Gian Luigi Tizzoni -. Se la difesa di Stasi ha un nome, lo faccia pubblicamente, senza nascondersi dietro un dito".  E ancora: "Li sfido a presentare una denuncia formale nei confronti di chi ritengono responsabile". Per Tizzoni il tema del Dna "è già superato dalla sentenza".

LE NUOVE ANALISI E I DUBBI  - In base alle nuove analisi, condotte da un genetista su incarico dello studio legale Giarda che si è affidato ad una società di investigazioni di Milano, quel dna dovrebbe essere di un giovane che conosceva Chiara Poggi. La perizia sarebbe riuscita a isolare le nuove tracce di dna grazie a un cucchiaino e a una bottiglietta d'acqua. Ma per il genetista De Stefano questi risultati non sarebbero attendibili. "C'è pochissimo dna, - ha dichiarato - al processo d'appello bis io dissi: 'guardate che se facciamo quest'esame, poi non si potrà più fare nessun esame ulteriore, ce n'è talmente poco che noi saremmo costretti ad utilizzarlo tutto'. Tutti: giudice, accusa, difesa e parti civili dissero 'certo, lo faccia anche se si distrugge la prova'. Quel test non si può ripetere. L'unica cosa che non si può escludere è che ci sia del dna maschile. Ma di chi sia non si può sapere". 

LA MADRE DI STASI - "Mai e poi mai Alberto avrebbe potuto uccidere Chiara. Si amavano e avevano progetti in comune", dichiara Elisabetta Ligabò al quotidiano milanese. "La sera prima erano andati a cena insieme. Di lì a poco sarebbero partiti per le vacanze. Erano felici, uniti, erano spensierati, vivevano con la gioia e la fiducia nel futuro tipica dei giovani fidanzati". E ancora: "Alberto stava per laurearsi e se c'era una persona che più di ogni altra lo spronava e gli dava forza, che lo incoraggiava e lo appoggiava, quella era Chiara". Quindi la madre di Stasi ha ribadito: "Non ha ammazzato Chiara. E se finora era una convinzione, adesso è una certezza: quella persona deve spiegarmi la presenza del suo Dna sotto le unghie della ragazza. Lo deve a me, lo deve ai genitori di Chiara, lo deve a tutti".

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IL DELITTO DI GARLASCO - Sono passati più di 9 anni da quel 13 agosto 2007. Chiara Poggi, 26enne impiegata e laureata in informatica, viene uccisa ;a Garlasco, in provincia di Pavia, nella villetta di famiglia. "Colpita da un oggetto contundente". Ma quell'oggetto non sarà mai identificato. Secondo gli inquirenti la vittima conosceva il suo assassino: l'unico indagato per l'omicidio è il fidanzato di Chiara, Alberto Stasi, che ha trovato il corpo ed è stato il primo a dare l'allarme. Stasi viene assolto dall'accusa di omicidio con rito abbreviato, sia in primo che in secondo grado. Ma la Corte di cassazione, il 18 aprile 2013, annulla la sentenza di assoluzione. Si apre un processo-bis dove Stasi viene riconosciuto colpevole in via definitiva per il delitto e condannato a 16 anni di reclusione. Il movente non viene delineato, si parla di "momento di rabbia". Stasi, ex studente di economia e poi commercialista, si costituisce giorno stesso nel carcere di Bollate. Oggi ha 33 anni, all'epoca dei fatti ne aveva 24.