Roma, 18 dicembre 2017 - E' formalmente indagato per estorsione Francesco Bellomo, il consigliere di Stato accusato di aver imposto ad alcune sue allieve della Scuola di formazione per magistrati un codice di comportamento e un dress code (minigonna, tacchi alti e trucco marcato) in cambio di una borsa di studio. Ad aprire un fascicolo è stata la procura di Bari, mentre spuntano altre quattro giovani che avrebbero subito lo stesso trattamento. 

L'inchiesta di carabinieri e guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, era stata inizialmente aperta senza ipotesi di reato, ma sono bastati pochi accertamenti per contestare l'estorsione. E ora Bellomo rischia anche la destituzione. La questione disciplinare sarà discussa il prossimo 10 gennaio dall'adunanza generale del Consiglio di Stato, dopo aver ottenuto il parere della commissione speciale (che si riunirà il 20 dicembre). La decisione dovrà poi essere formalizzata dal Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa.

Intanto il suo collega Davide Nalin, pm di Rovigo e collaboratore nella Scuola di formazione giuridica 'Diritto e scienza' dove questi fatti sarebbero avvenuti, è stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dal Csm. Un "provvedimento che fatico a comprendere, che inevitabilmente impugnerò, continuando ad avere fiducia nella magistratura, alla quale ho dedicato la mia vita", dice però Nalin che respinge le accuse. "Non è affatto vero che mi sia prodigato per indurre ragazze ad assecondare richieste illecite del consigliere Bellomo". Dall'ordinanza del Consiglio superiore della magistratura, però, emergono nuovi particolari sulla vicenda, come un fake account su Facebook che sarebbe stato usato per monitorare le abitudine delle corsiste. 

Di quello che accadeva in quei corsi, che si tengono ogni anno a Roma, Bari e Milano (anche la Procura del capoluogo lombardo ha aperto un'indagine conoscitiva senza indagati né ipotesi di reato), ha parlato oggi con i magistrati baresi una delle presunte vittime, l'avvocatessa 28enne di Cerignola (Foggia) Rosa Calvi, convocata come persona informata dei fatti. In più di due ore ha raccontato di come Bellomo avrebbe tentato di convincerla a firmare quel 'contratto' e di come sarebbe stata 'cacciata' per aver rifiutato le condizioni imposte. "Bellomo disse che ero una stupida a dire di no, perché di solito gli dicevano di sì, e mi cacciò dal corso", ha raccontato la giovane riferendo che quella esperienza l'ha "turbata" al punto da averle fatto abbandonare fino a ora il sogno di diventare magistrato. "Ma non ci rinuncio - ha aggiunto lasciando il Palazzo di Giustizia - perché so che fare il magistrato non è questo e non bisogna permettere alle persone di rubare i sogni".