Modena, 8 novembre 2017 - Un gioco sexy, di sguardi incrociati sulle loro pose ammiccanti, le curve, le parti intime in primo piano. Un gioco di gruppo, virtuale, su una chat di WhatsApp dove hanno pubblicato centinaia di foto nude o seminude in casa, e video con momenti di autoerotismo. Un gioco intimo che, vissuto nel segreto da una sessantina di ragazze, ora rischia di diventare più grande, molto più grande di loro: un incubo. Sono tutte adolescenti iscritte alle scuole superiori di Modena, qualcuna reggiana, le protagoniste di queste esibizioni: per tutt’estate hanno condiviso i loro selfie hot, centinaia, e le riprese, decine. Forse tra le giovani era sorta una complicità particolare, in cui il gusto del proibito è diventato contagioso, una confidenza collettiva. Forse volevano dimostrare a se stesse, in una specie di gara, quanto fossero belle o disinibite con i fidanzatini: «Sono sdraiata nel letto. Accontentami », è scritto sulla foto di una di loro, senza veli.

Ma qualcuna ha tradito la fiducia del gruppo, e passato tutto quel materiale a qualche amico o fidanzatino, che lo ha catalogato sul proprio computer in cartelle, con nome e cognome di ognuna delle ragazze. E quelle foto hanno cominciato a circolare tra i ragazzi, nei giorni scorsi, di una scuola modenese, su WhatsApp. Le giovani lo vengono a sapere e fanno qualche verifica: scoprono anche che tutte quelle immagini sono state pubblicate su Internet, suddivise in cartelle con nomi e cognomi. Vergogna, paura, imbarazzo: cosa fare? In questi giorni un 17enne, fidanzato di una delle giovani, si rivolge all’associazione anti pedofilia ‘La Caramella buona’: il presidente Roberto Mirabile avvisa la polizia postale di Reggio Emilia, ma senza una denuncia dei genitori delle minorenni non si può bloccare il link. La situazione è delicata: le adolescenti hanno paura di dover raccontare tutto a mamma e papà. «Ho capito di aver fatto una leggerezza. Ora non dormo, non dormiamo più», confida una 17enne che sta cercando di mediare con le altre. «La rete è setacciata da pedofili e maniaci in cerca di immagini di bambini e ragazzini che non esitano a scaricare, scambiarsi e vendere», afferma Mirabile che lancia un appello alle ragazze: «Sono riconoscibili e rischiano di essere contattate e ricattate da gente senza scrupoli. Meglio prendersi una sgridata dai genitori e magari qualche sonora punizione, ma coinvolgere la polizia per l’avvio di indagini e accorgimenti che possano tutelarle».

La detective del web: "Così parte la gogna e non c’è più scampo"

Indagini che potrebbero partire a breve vincendo ogni possibile ritrosia: una ragazzina avrebbe già accennato al padre dei selfie senza veli che hanno reso ancor più trasgressiva la sua estate, ma ora provocano solo un brivido freddo.