Roma, 14 gennaio 2018 - Sono passati dieci anni da quando il pediatra Aldo Naouri diceva che "La società ha adottato integralmente valori femminili senza limiti e contro-poteri". Affrontiamo questo tabù serenamente poiché i principi del maschile e del femminile sono, da sempre, del tutto complementari e possiedono pari dignità. Tuttavia, la predominanza dell’uno sull’altro ha sempre creato squilibri dalle gravi conseguenze. Non a caso, dopo i danni causati dal monopolio della cultura rigida-maschile anni ’30, ci si trova ora di fronte a una eccessiva femminilizzazione della società occidentale, specialmente italiana.

Già nel 2008, il filosofo francese Alain de Benoist confermava la tendenza sottolineando "il primato dell’economia sulla politica, dei consumi sulla produzione, della discussione sulla decisione; il declino dell’autorità rispetto al dialogo, ma anche l’ansia di proteggere il bambino (sopravvalutandone la parola); la pubblicità dell’intimità e le confessioni della tv-verità; la moda dell’umanitario e della carità mediatica; l’accento costante su problemi sessuali, riproduttivi e sanitari; l’ossessione di apparire e della cura di sé, ma anche il ridurre il corteggiamento maschile a manipolazione e molestie". Quanto notava de Benoist, di destra, non si allontana da quanto constatato recentemente da Diego Fusaro, filosofo marxista. Si potrebbe aggiungere come la ‘Grande Madre’ tenda anche a far prevalere i diritti sui doveri, l’individuo sulla collettività, l’empatia sulla legge, il politicamente corretto sulla verità.

Si nota però una recente, ulteriore polarizzazione tra un femminile/buono e un maschile/cattivo. Tutto ciò che evoca virtù virili (forza, coraggio, senso dell’onore e del dovere, disciplina, autorità, ordine, limite, sobrietà, severità) è ormai associato al razzismo, all’ignoranza, alla violenza, alla prevaricazione e viene censurato meccanicamente nel dibattito pubblico. Prova ne sia che alcune decine di milioni di italiani contrari allo ius soli sono stati definiti dall’Unicef "idioti e fascisti". I simboli dell’identità e della Patria (che qualcuno vorrebbe ora ribattezzare Matria) vengono offesi in quanto evocatori di virtù guerriere. La guerra ha, oggi, lasciato il posto alla ‘missione di pace’ (pur cambiando poco nella sostanza) e i militari raramente vengono onorati per la loro funzione originaria, semmai come spalatori di fango, o raccoglitori di migranti. Persino nella Chiesa si assiste a uno sbilanciamento verso virtù ‘femminili’ come carità e misericordia, a scapito di quelle ‘maschili’ come verità e giustizia. La cosa non piace a molti e, dopo secoli, si torna a vociferare di scisma.

Se, ormai da anni, si parla di un radicale ridimensionamento della figura paterna, la cronaca offre sempre più episodi in cui le giovani generazioni dimostrano la carenza di un’educazione improntata al rigore e alla disciplina, tanto da far proporre la reintroduzione del servizio di leva. Alcuni accusano l’eccesso di personale femminile nella scuola. In Francia, del resto, hanno inserito delle ‘quote azzurre’ per reintrodurre un certo numero di docenti maschi. In tv, ad ogni ora, ci si imbatte in programmi di cucina nei quali solo all’uomo-cuoco, consacrato dalla parannanza, è consentito di dimostrarsi ‘virilmente intransigente’. Nel resto del palinsesto spopolano danza e canto, arti tradizionalmente femminili, e ovunque si parla di cosmesi e gossip. Il paradosso è che il prevalere di principi femminili non ha favorito il sostegno e il rispetto per la donna, né la sua valorizzazione. Ha portato, invece, a un declino mai visto quelli che sono tradizionalmente gli obiettivi biologico-affettivi della femminilità: la disgregazione della famiglia (nel 2015 si è avuto il + 57% di divorzi, grazie al divorzio breve voluto dal governo Renzi) e una denatalità record (nel 2017 meno 12.000 nuovi nati).

A proposito della piaga antica della violenza sulle donne, il dito accusatore viene ormai puntato su tutto il genere maschile. Il presidente del Senato Pietro Grasso, ha chiesto perdono a nome di tutti gli uomini, pur tralasciando di sottolineare che, nel 2017, il 37% degli stupri è stato commesso dagli stranieri (appena il 12% della popolazione) che il suo ex-partito ha fatto entrare in massa. Fra tante contraddizioni, viene piuttosto dimenticata una delle ancestrali virtù della forza maschile che potrebbe costituire una vera risorsa morale: la cavalleria, la protezione verso il gentil sesso, che in Italia, terra dell’amor cortese e del Dolce stil novo, vanta le radici più nobili del mondo.