Roma, 7 dicembre 2017 - Marcello Dell'Utri resta in carcere. Lo ha deciso il tribunale di sorveglianza di Roma che ha respinto la richiesta di sospensione della pena presentata dai legali dell'ex senatore, attualmente recluso a Rebibbia dove sta scontando una condanna a 7 anni per concorso in associazione mafiosa. I legali avevano motivato la richiesta sulla base delle cattive condizioni di salute del detenuto, ma il sostituto procuratore generale Pietro Giordano aveva dato parere negativo ritenendo le conclusioni dei periti del tribunale più convincenti di quelle dei consulenti medici del detenuto. 

"Preso atto della sentenza con cui il tribunale di sorveglianza decide di lasciarmi morire in carcere ho deciso di farlo di mia volontà adottando da oggi lo sciopero della terapia e del vitto", ha dichiarato l'ex parlamentare ai suoi legali, gli avvocati De Federici e Filippi.

Interviene in sua difesa anche l'avvocato Niccolò Ghedini, che in una nota commenta: "Sono da sempre convinto che Marcello Dell'Utri sia detenuto a seguito di una sentenza ingiusta. Ma, al di là della sentenza, secondo l'articolo 27 della Costituzione le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". E continua: "Non è dato comprendere quale rieducazione vi possa essere nel trattenere in carcere non consentendogli di curarsi in ospedale, un uomo di 76 anni gravemente ammalato per un tumore e cardiopatico. Se la Magistratura ritiene di poter così interpretare le norme, credo sia giunto il momento che la politica e le istituzioni al di là delle appartenenze, intervengano per non consentire che Marcello Dell'Utri muoia in breve tempo in carcere senza le cure adeguate".