Milano, 13 ottobre 2016 - Addio al 'giullare' premio Nobel. Dario Fo è morto all'età di 90 anni all'ospedale Sacco di Milano, dove era ricoverato da un paio di settimane. Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni. Il suo medico curante, Delfino Luigi Legnani, direttore del reparto di pneumatologia, ha spiegato che il decesso è avvenuto per "un'insufficienza respiratoria causata da una patologia polmonare di cui era sofferente da anni". 

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Nato a Sangiano, in provincia di Varese, il 24 marzo del 1926, è stato anche attivista politico e uomo di teatro a tutto tondo: attore, regista, scrittore, scenografo, costumista e impresario della sua stessa compagnia. Nel 1997 è stato insignito del premio Nobel per la letturatura nel 1997 con la seguente motivazione: "Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi". Allora Fo commentò: "Con me hanno voluto premiare la Gente di Teatro".

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La sua opera più celebre è 'Mistero Buffo': una 'giullarata' portata in scena per la prima volta nel 1969, nella quale Fo recitava in grammelot, ossia un linguaggio teatrale che si rifà alle improvvisazioni giullaresche e che è costituito da suoni che imitano il ritmo e l'intonazione di uno o più idiomi reali con intenti parodici. Nel caso di 'Mistero Buffo' si trattava della mescolanza di vari dialetti della Pianura Padana.

Celebre e storica l'unione professionale e privata con la collega Franca Rame. I due si sposarono nel 1954 e vissero insieme tutto il resto delle loro vite, fino al 2013, anno della morte dell'attrice. Commovente il saluto di Fo alla moglie ai funerali: "C'è una regola antica nel teatro. Quando hai concluso non c'è bisogno che tu dica altra parola. Saluta e pensa che quella gente, se tu l'hai accontentata nei sentimenti e nel pensiero ti sarà riconoscente" e un lungo "ciao" urlato al cielo. Dall'unione dei due è nato il figlio Jacopo, nel 1955.

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Dal 2013 sosteneva il Movimento 5 stelle e il progetto dell'amico Beppe Grillo. La sua ultima fatica letteraria è stata 'Darwin - Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre?', presentata lo scorso 20 settembre nella sua casa milanese. Fortissimo il suo legame con Milano, dove domani - dalle 12 a mezzanotte - verrà allestita la camera ardente al Piccolo Teatro Strehler. La camera ardente sarà poi riaperta sabato dalle 8.30 fino a quando la salma sarà portata in piazza Duomo dove si terrà una cerimonia laica.

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IL FIGLIO JACOPO - "E' stato un gran finale e se ne è andato". Così Jacopo Fo ha ricordato il padre Dario. "L'unica cosa sensata che mi sento di dire - ha dichiarato - è che ha resistito a lavorare 8-9-10 ore al giorno fino a 12 giorni fa, quando è stato ricoverato. Bisognerebbe metterlo nei prontuari medici: servono l'arte, la passione e l'impegno civile perchè questo dà qualità alla vita, credo che andrebbe studiato in medicina". "All'inizio di luglio - ha raccontato - ci hanno detto che era alla fine e lui ha recitato i primi di agosto davanti a tremila persone e ha anche cantato: il primario ci disse io sono ateo ma ora credo nei miracoli". Nel pomeriggio Jacopo Fo rilascia un'intervista in cui si scaglia contro chi ora finge “che ci eravamo tanto amati”. “Lo hanno escluso da ogni cosa e ora sono tutti fan di Dario Fo? - si chiede - Il silenzio sarebbe stato più onorevole". E aggiunge: "Meglio Renzi che mi ha telefonato dicendo: nonostante le grandi distanze politiche volevo esprimere il mio cordoglio per un uomo che è stato importante in Italia. Ecco, meglio Renzi".

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DA TEMPO MALATO - Dario Fo - come ha spiegato il dottore Luigi Legnani - soffriva da anni di "una patologia polmonare. Una malattia silente e progressiva". "Il paziente - ha aggiunto il direttore del reparto di pneumatologia dell'ospedale Sacco - è stato lucido e collaborante fino a ieri". "I suoi collaboratori mi hanno detto che qualche giorno prima aveva cantato per ore. Una cosa incomprensibile" vista la situazione, ha sottolineato ancora il dottore spiegando che il premio Nobel "ha sofferto molto per lo schiacciamento di una vertebra" e che i medici "non potevano fare di più". 

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LE REAZIONI POLITICHE - Immediate le reazioni istituzionali e politiche. L'aula del Senato lo ha ricordato con un minuto di silenzio, mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato come la sua morte "addolora gli italiani". "Con il suo genio creativo e con la sua incrollabile passione civile ha arricchito la cultura del nostro Paese, nella lunga stagione che va dal dopoguerra ai giorni nostri", ha aggiunto il capo dello Stato esprimendo le sue condoglianze al figlio Jacopo. "La sua testimonianza è offerta alle giovani generazioni con quel sorriso e quella voglia di allegria che ha manifestato e mai abbandonato, anche davanti a momenti difficili", ha concluso Mattarella. per il premier Matteo Renzi "l'Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese. La sua satira, la ricerca, il lavoro sulla scena, la sua poliedrica attivita' artistica restano l'eredita' di un grande italiano nel mondo. Ai suoi familiari il cordoglio mio personale e del governo italiano". "Ci ha lasciato il Grande Dario Fo. Negli occhi ho ancora la sua gioia mentre descriveva ogni suo oggetto all'apertura del Museo Fo di Verona", ha scritto invece su Twitter il ministro della cultura Dario Franceschini

GRILLO E IL M5S - "Oggi se ne è andato Dario Fo. Lo ricordiamo con il suo intervento dal palco di piazza Duomo il 19 febbraio 2013, quando ci disse con la sua potente voce: 'Fatelo voi!'. Sarai sempre con noi Dario", scrive invece Beppe Grillo. All'addio commosso del fondatore, si sono aggiunte via via le voci degli altri esponenti del Movimento 5 Stelle da Luigi Di Maio ("L'Italia perde un capolavoro") ad Alessandro Di Battista ("Adesso starà ridendo di coloro che in queste ore provano ad etichettarlo"). 

BRUNETTA - Voce fuori dal coro, quella Renato Brunetta. L'esponente di Forza Italia lo ricorda così su Twitter: