Milano, 5 ottobre 2017 - "Sapevo che la settimana scorsa si era riaperto uno spiraglio per l’estradizione. Doveva essere più avanti di quanto immaginassi, se Battisti ha tentato la fuga. Lo sapeva anche lui, evidentemente". Alberto Torregiani, 53 anni, è il figlio del gioielliere Pierluigi, ucciso a Milano nel 1979. L’ex terrorista è stato condannato in contumacia a due ergastoli per quattro omicidi tra cui quello del padre di Alberto. La sua colpa era stata quella di aver sparato a due rapinatori (uccidendone uno) mentre era a cena in un ristorante dove quelli avevano tentato il colpo, tempo prima. Fu nel corso di un successivo agguato a Torregiani, cui Battisti non prese parte di persona, che il papà di Alberto, nel disperato tentativo di difendersi, sparò un colpo che raggiunse alla schiena il figlio di 15 anni, costringendolo da allora su una sedia a rotelle.

"Dopo che il presidente Lula nel 2010 negò l’estradizione di Battisti e che altrettanto fece Dilma Roussef, siamo rimasti fermi per anni. Poi da un po’ ho saputo che l’attuale presidente Temer aveva fatto capire che la possibilità si riapriva. Di recente so che il governo italiano e quello brasiliano, attraverso i rispettivi ministeri degli Esteri e della Giustizia, avevano riavviato una trattativa, con il consenso del presidente. Del resto, dopo aver negato l’estradizione all’Italia, hanno negato anche a Battisti lo status di rifugiato politico. E so che non ha avuto successo nemmeno la sua decisione di sposarsi con una donna brasiliana per poter acquisire la cittadinanza, dal momento che la richiesta di estradizione era comunque precedente. Stavolta spero davvero che lo rimandino in Italia, altrimenti prima o poi dovrò andare di persona in Brasile a riprenderlo io...".

Battisti, tutte le tappe della vicenda

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