Torino, 20 aprile 2017 -  "Per la prima volta una sentenza riconosce un nesso tra l'uso scorretto del cellulare e lo sviluppo di un tumore al cervello". E' l'annuncio degli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone, dello studio legale torinese Ambrosio e Commodo che rendono nota una sentenza del Tribunale di Ivrea che ha condannato l'Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale a Roberto Romeo, un dipendente di una azienda cui è stato diagnosticato il tumore dopo che per 15 anni ha usato il cellulare per più di tre ore al giorno senza protezioni.

"Ora crediamo - hanno continuato i legali -  sia necessario riflettere su questo problema e adottare le giuste contromisure". Il tumore al loro cliente è stato diagnosticato nel 2010, dopo una persistente sensazione di orecchio tappato. 

IL MALATO  -  Roberto Romeo, di 57 anni racconta la sua esperienza: "Non voglio demonizzare l'uso del telefonino, ma credo sia necessario farne un uso consapevole".

Romeo continua: "Ero obbligato a utilizzare sempre il cellulare per parlare con i collaboratori e per organizzare il lavoro. Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina. Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all'udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore. Ora non sento più nulla dall'orecchio destro perché mi è stato asportato il nervo acustico".

L'ESPERTO DEL TRIBUNALE - "Sulla base dei criteri elencati nel preambolo delle monografie della Iarc, le emissioni a Rf/Mo dei telefoni mobili (cellulari e cordless) dovrebbero essere classificate nel gruppo 1 dei sicuri cancerogeni per l'uomo". Lo scrive il professor Angelo Levis nella consulenza prestata in tribunale a Ivrea.