Roma, 24 maggio 2017 - Come da pronostico. Il Papa rispetta le attese e di buon mattino nomina presidente della Conferenza episcopale italiana il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, primo eletto della terna votata ieri dall'assemblea dei vescovi. Il fatto che Francesco non avesse sciolto subito le riserve, preferendo prendersi una notte di tempo, ha agitato i sonni di qualche osservatore. Era balenata infatti l'ipotesi che Francesco, la cui attenzione al dramma dei migranti è risaputa, si sarebbe potuto orientare sul terzo classificato, l'arcivescovo di Agrigento, Franco Montenegro, paladino dei profughi, colui che accompagnò Bergoglio nel suo primo viaggio apostolico, in quel di Lampedusa. E invece il Papa ha scelto "l'amico" Bassetti - così l'ha chiamato davanti ai vescovi riuniti in assemblea -, di cui settimane fa aveva caldeggiato la candidatura, vedesi la lettera di proroga del mandato (a tempo indeterminato), una volta che il cardinale ha compiuto i 75 anni utili per la pensione. 

"Il mio primo pensiero riconoscente va al Santo padre per il coraggio che ha mostrato nell'affidarmi questa responsabilità al crepuscolo della mia vita - scrive l'arcivescovo di Perugia in una nota diffusa qualche ora dopo la notizia della sua nomina al vertice della Cei -. È davvero un segno che crede alla capacità dei vecchi di sognare". Montanaro, originario di Marradi, paese natale del poeta Dino Campana, Bassetti è un pastore centrato sulla carità, come recita il suo stemma episcopale (In charitate fundati). Una carità testimoniata direttamente nel suo ministero, contrassegnato da una fortissima attenzione al mondo del lavoro, dalle frequenti visite alle fabbriche nella sua diocesi, dal sostegno alle lotte degli operai, fino all'attivazione o al rilancio di iniziative di solidarietà per le famiglie alle prese con il dramma della disoccupazione. 

Modi semplici e spontanei, il cardinale, che ha conosciuto "la povertà estrema" durante l'infanzia, si è formato nella Firenze di Della Costa, La Pira e don Milani. L'espressione 'pastore con l'odore delle pecore', coniata da Francesco, si attaglia pienamente a Bassetti che così raccontava la sua prima esperienza da vescovo a Massa marittima: "La sera i minatori venivano a sedersi sulle gradinate del duomo. Era una vita che andavano là. E tutti, al duomo, avevano solo voltato le spalle. Mi dicevano: con quelli non parlerai mai. Uscii, mi sedetti. Calò il silenzio. 'Ma lei è il nuovo vescovo?'. 'Sì'. Mi feci spiegare la città. Uno si voltò: noi era vent’anni che non s’era visto un vescovo. Ricordavano monsignor Ablondi perché era sceso nella miniera di Miccioleta a bere con loro un fiasco di vino. Quel giorno capii che cosa significa essere un pastore".

Con Bassetti al timone, la Conferenza episcopale italiana avrà un presidente più in sintonia col Papa rispetto al predecessore Angelo Bagnasco. La sinodalità, su cui Francesco ha tanto insistito nel Convegno ecclesiale nazionale di Firenze nel 2015, troverà maggiore applicazione. Anche il rapporto con le autorità civili sarà meno conflittuale e più votato al dialogo nel rispetto della laicità - il primo banco di prova sarà sul ddl sul biotestamento -, anche se a Bagnasco va riconosciuto, specie nell'ultimo quinquennio di presidenza, un minor interventismo nelle vicende politiche rispetto al ventennio ruiniano. "Non ho programmi preconfezionati da offrire, perché nella mia vita sono sempre stato abbastanza improvvisatore -  confida Bassetti nella nota ai giornalisti -. Intendo lavorare insieme con tutti i Vescovi, grato per la fiducia che mi hanno assicurato. Il Papa ci ha raccomandato di condividere tempo, ascolto, creatività e consolazione. È quello che cercheremo di fare insieme. 'Vivete la collegialità', ci ha detto, 'camminate insieme', è questa la cifra che ci permette di interpretare la realtà con gli occhi e il cuore di Dio".