Bologna, 20 marzo 2017 - Ho trovato lavoro come cartomante. Assunta sulla fiducia, al telefono. Con un colloquio sprint, meno di cinque minuti. Basta chiamare uno dei tanti numeri che cercano operai dell’occulto. Dall’altra parte risponde una donna, la voce è gentile, il tono rassicurante. S’informa: «Ma lei ha esperienza?». Almeno qui la gavetta fa punteggio, nessuna smania di rottamazione.
L’aggancio giusto alla terza telefonata. Gli annunci sono ovunque in rete e sulle riviste di genere. Quasi un cerchio: milioni di italiani vanno da maghi e fattucchiere, mercato floridissimo; per questo servono manovali dell’esoterismo. Va male al primo tentativo, voce maschile vagamente tenebrosa, «spiacenti abbiamo già trovato. Quanto si guadagna? Otto, 9, 10 centesimi a minuto di chiamata. Che cosa serve? Bisogna saperlo fare e basta».
Seconda prova, uomo dai modi più spicciativi. Categorico, «lei fa le carte tra amici? Niente niente, prendiamo soltanto gente con esperienza. Se serve un diploma? Ma nooo! Bisogna esserci nati con questa cosa qua». Mi lancio, quanto si guadagna al minuto? Seccato, «lei fa troppe domande, le sto dicendo che non ha i requisiti adatti. Perché dobbiamo perdere tempo...?». M’allargo, voi assumete solo cartomanti? Non ci sono altri servizi telefonici? Pazienza esaurita. Butta giù. Arriva l’occasione giusta ( ascolta l'audi o). Stavolta sono addestrata e so cosa non devo dire. La donna misteriosa mi chiede prima di tutto se ho esperienza. Rispondo, sì, ma non al telefono. (Tra parentesi, qui nessuno dà il suo nome o lo chiede. È un dialogo tra numeri di cellulari).
La dama dei tarocchi s’informa: da quanto tempo fa le carte? Sparo alto, «dieci anni». E lei: «Okkey. Prima di tutto da noi si lavora con il telefono fisso». Osservo: «Questo non è un problema». Aggiunge: « Paghiamo dieci centesimi al minuto, una volta al mese, dal 5 al 10». Si lavora anche di notte, leggevo. « Si fanno minimo sette ore. Scegli tu l’orario, posso darti del tu?». «Certo – socializzo - . Quindi può essere anche da mezzanotte alle sette del mattino?». Sì, ma lei mi consiglia il giorno, «arrivano più chiamate. Si lavora, stai tranquilla. Ma di notte sicuramente molto meno». Faccio presente che sono un po’ perplessa sui consulti al telefono. Manca il rapporto di persona. La butta sull’organizzazione tecnica: «Lei, volevo dire tu scusami, mi dai il tuo numero, ti collego, ti do il nome che ti metterò, il codice, ti arriveranno chiamate sul fisso. Capisci subito che sono i clienti». 
Sognatrice, chiedo: e per firmare il contratto? « Contratto? No no, non si firma nessun contratto, ci sentiamo su Skype. Ma non ti preoccupare, ti paghiamo, siamo seri, non devi farti problemi su questo». Ci resto male, «quindi non devo firmare niente?». Paziente: «No no no». Ma allora, m’informo, quanto dura il lavoro? Non capisce, «in che senso, scusa?». Se non c’è un contratto: un mese due mesi tre mesi, non si sa. Ride: «No, non c’è una durata, fino a quando vuoi lavorare tu. Puoi stare pure sempre in questo centro, per anni, quanto vuoi, capito?». E per ritirare lo stipendio? «O mi dai un postepay, oppure ti faccio il bonifico e ti mando i soldi del mese». No che non c’è bisogno di partita Iva. Ultimo scrupolo: voi chiedete esperienza, non è che ho un diploma. Un accenno di incertezza nella voce: «Basta che sei esperta, che sai fare le carte, non è che le hai fatte solo per gioco? Perché se le hai fatte solo per gioco...». Chiaro. Ma voi come fate a verificare se sono capace? Mi tranquilizza. « Comunque le chiamate le ascoltiamo, ci accorgiamo se una cartomante è brava oppure no». Sono passati quattro minuti e mezzo, ho già un lavoro. Tutto virtuale, chiaro.