Roma, 20 aprile 2017 -  MARCO Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, il volto della battaglia radicale sul biotestamento. Per ora ha vinto.

«Le novità approvate alla Camera sono un passo avanti fondamentale. Chiaro che il ddl dovrà poi passare al Senato, non è un risultato definitivo. Non solo, ci dovranno essere anche dei miglioramenti».

Intanto: un malato potrà abbandonare le cure.

«Questo diritto esiste già, è scritto nella Costituzione. Ma fino a quando non c’è una legge che lo faccia diventare un dovere per il sistema sanitario nazionale, rischia di prevalere l’ostruzionismo».

Possono essere rifiutate nutrizione e idratazione.

«Sarebbe cosa scontata nel panorama internazionale. In Italia non era così, bene averlo chiarito. E si potrà praticare la sedazione continua profonda. Ma qui si dovrebbe esplicitare il diritto di ottenerla».

Non tutti sono d’accordo sul testo del ddl.

«Però gli oppositori non possono minimamente contare su una maggioranza in Parlamento o nel Paese, che è molto più avanti dei politici, anche sull’eutanasia. Come unica strategia hanno quella del ritardo e dei rinvii, dei trucchetti ostruzionistici».

La Binetti ha dichiarato: voto no all’articolo 1, il medico non può fare obiezione di coscienza. Secondo lei è una posizione di minoranza?

«Non lo dico io, lo dicono i sondaggi. Favorevoli al testamento biologico più dell’80%, per l’eutanasia siamo sopra al 60%».

Si dovranno adeguare anche i privati.

«Altrimenti ci avrebbe pensato la Corte Costituzionale. Non ci possono essere meno diritti che nel pubblico. Però le trappole nel testo sono rimaste».

Trappole dove?

«Paragrafo 5: il medico promuove ogni azione di sostegno al paziente, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica...».

Cosa teme?

«Che si usi questa possibilità per provocare ritardi. Anche il riferimento alla deontologia può essere ambiguo, ci potranno essere medici che vorranno far prevalere la loro concezione sulla volontà del paziente».

Però lei non si ferma, prossimo obiettivo l’eutanasia.

«Tre anni e mezzo fa abbiamo presentato una proposta d’iniziativa popolare che il Parlamento, violando la Costituzione, non ha mai discusso».

Non c’è il rischio, come ha obiettato qualcuno, di dare una scorciatoia anche alla depressione?

«Veramente legalizzare l’eutanasia significa proprio distinguere situazioni di sofferenza insopportabile e malattia irreversibile da altre, curabili».

Ha mai avuto il dubbio di sbagliare, ad esempio quando ha accompagnato a morire in Svizzera dj Fabo o Davide Trentini?

«Quelle sono state le loro scelte. Hanno dovuto documentare di voler interrompere lucidamente una sofferenza insopportabile. Non c’è una scelta giusta o sbagliata. Altri, al loro posto, avrebbero potuto decidere diversamente».

Ci sono malati che dicono: non vogliamo arrenderci, comunque.

«E noi ci battiamo per loro. Ci battiamo per liberare la ricerca scientifica, per le cure domiciliari... Fino a quando una persona sceglie di combattere per la vita, dev’essere aiutata in tutti i modi. Ma quando decide che basta, bisogna rispettare la scelta».