Belluno, 11 novembre 2017 - Un banale scambio di provette per un caso di omonimia. Potrebbe questo ad aver causato la morte di un bellunese di 76 anni, Alberto Giacobbi, di cui adesso sono accusati quattro medici dell'ospedale di Pieve di Cadore. A dare notizia del processo per omicidio colposo è il Gazzettino, riferendo il caso che risale al 9 maggio 2014 ed è avvenuto nel reparto di Medicina. 

Quasi un mese dopo il ricovero per una lombosciatalgia, le condizioni di Alberto Giacobbi, forse per una terapia anticoagulante troppo leggera, si sono via via aggravate, con due embolie e un infarto, fino a portarlo alla morte. Il decesso in effeti potrebbe essere stato provocato dalle cure errate.  Il dirigente medico dell'ex Usl 1, Raffaele Zanella, ha riferito al giudice che un medico gli disse "che c'era stato uno scambio di prelievi" e di aver quindi "ritenuto di procedere alla segnalazione all'autorità giudiziaria". 

La figlia della vittima ha sostenuto che il padre è morto "per emorragia cerebrale indotta dalle terapie anticoagulanti effettuate con un erroneo dosaggio. Per un'omonimia la terapia era stata calibrata su una persona che aveva un problema più lieve".