Napoli, 3 dicembre 2016 - I capelli argento, ma il “cuore d’oro”. Gli over 65 italiani sono al primo posto in Europa per il volontariato e l’assistenza ai propri figli, ai nipoti o ai genitori ancora più anziani. Sono oltre 3 milioni quelli che si dedicano agli altri, sia attraverso il volontariato, sia aiutando i parenti. Così i nuovi anziani, sempre più spesso in buona salute e senza acciacchi, si stanno rivelando una risorsa per le proprie famiglie e per il Paese. I dati emergono dal congresso Nazionale della Società Italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), a Napoli fino a oggi.

Degli oltre 13 milioni di over 65 italiani, oggi ben 6 milioni sono del tutto autonomi e perfino il 10-15% di chi ha piccole difficoltà e dei 2 milioni in condizioni di salute scadenti dedica parte del suo tempo agli altri. Così l’Italia risulta al 14° posto in Europa per active aging, come dimostra un’indagine europea condotta in 28 paesi: siamo lontani dal podio occupato da Svezia, Danimarca e Olanda, ma meglio di Paesi come Belgio, Portogallo e Spagna. Abbassano la media, comunque buona, le minori misure per favorire l’invecchiamento attivo e il grado di indipendenza, ma anche il tasso di occupazione tuttora basso, pari al 27% contro il 46% della media europea: sono oltre un milione i lavoratori over 60, ma secondo i geriatri in un prossimo futuro potrebbero essere di più grazie all’allungamento dell’età pensionabile.

“L’invecchiamento attivo è un obiettivo dell’Unione Europea perché sappiamo che esiste una relazione positiva fra active ageing index e Pil – spiega Nicola Ferrara, presidente Sigg e ordinario di geriatria all’Università Federico II di Napoli – In questa indagine, che tiene conto di fattori come le politiche per favorire l’invecchiamento attivo, il grado di indipendenza degli anziani, il loro coinvolgimento sociale e l’impegno in un lavoro per capire quanto venga utilizzato il potenziale dei senior, si sono messi a confronto 28 Paesi europei nell’arco di quattro anni, dal 2008 al 2012, e nella classifica generale gli italiani ottengono un buon piazzamento: siamo quattordicesimi dietro Paesi con un welfare sicuramente più attento come quelli scandinavi, la Francia e la Germania, ma dominiamo nella classifica della partecipazione sociale. Per volontariato e aiuto nella gestione familiare siamo al primo posto a pari merito con l’Irlanda, probabilmente grazie al senso molto forte per la famiglia tipico della nostra cultura. Questi nuovi anziani, attivi e propositivi, si mantengono meglio in salute e sono una risorsa per il Paese: l'attività di volontariato, per esempio, può e deve essere incentivata negli anziani, perché è un metodo ideale per continuare a sentirsi utili agli altri, per non isolarsi”.

Il professor Ferrara ricorda inoltre che i sistemi pubblici di welfare stanno includendo gradualmente in modo sempre più ampio servizi sociosanitari per anziani. Visto il cambio demografico in corso, si riteine che sia necessario che la sostenibilità di pensioni e servizi sociosanitari sia raggiunta attraverso il contributo degli anziani stessi, attraverso stili di vita che lungo tutta l’esistenza favoriscano un invecchiamento in salute: "Invecchiare sentendosi più indipendenti e coinvolti nel lavoro e nell’impegno sociale - conclude - significa promuovere le potenzialità degli anziani: un approccio che favorisca tutto ciò non può più essere un ideale, ma deve essere un impegno e una sfida concreta per tutti perché contribuirà a migliorare la futura sostenibilità dei sistemi di welfare e del benessere degli anziani stessi”.