Foggia, 12 agosto 2017 - Una supertestimone – una turista straniera, forse americana, che passeggiava in bicicletta e tornava da una visita al convento di San Matteo –, avrebbe visto la mattanza o avrebbe incrociato i killer. Potrebbe aver guardato il commando crivellare a fucilate in faccia il mafioso Mario Luciano Romito e suo cognato Matteo De Palma. E visto come gli spietati sicari avrebbero inseguito nella campagna e giustiziato a colpi di kalashnikov i due fratelli contadini, in fuga sul loro Fiorino bianco, colpevoli di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato o, forse, scambiati per gregari e guardaspalle dei Romito. 

Dove è ora questa donna? I carabinieri sostengono che la stanno ancora cercando, ma è probabile che – vista la ferocia manifestata dai killer – la turista sia stata già portata in una località appartata, lontana da Foggia, protetta a vista. Potrebbe aiutare gli inquirenti nel mettere a fuoco l’intera dinamica dell’agguato avvenuto a poca distanza dalla vecchia stazione di San Marco in Lamis, in una località isolata e per questo motivo scattato in pieno giorno. Soprattutto indicare quanti sono stati i sicari in azione, quattro-cinque o anche più, e se sono giunti con due o più vetture (un’auto è stata ritrovata bruciata in campagna a qualche chilometro di distanza dal luogo degli omicidi, al suo interno una pistola, anch’essa bruciata), costringendo il Maggiolone di Romito a tentare un’improbabile fuga nel terreno incolto. 

Ieri è stata la giornata del dolore per i funerali dei fratelli Luciani, gran lavoratori, ‘contadini d’altri tempi’. Chiesa gremita, quella della Ss. Annunziata di San Marco in Lamis ed emozione tracimante quando il parroco Pietro Giacobbe si è rivolto direttamente alle mogli di Luigi e Aurelio (quest’ultima avrà una bambina tra due mesi): «Ci chiediamo perché sia successo a noi. Non abbiamo risposte». All’uscita le bare sono sfilate fra due ali di folla e immediato e spontaneo è partito l’applauso poi il corteo si è diretto verso il cimitero. «Sono morti da innocenti», ha ripetuto Anna, la vedova di Luigi. Una frase che, dopo l’esito delle autopsie fatte sui corpi delle quattro vittime dell’agguato, è pienamente confermata: Luigi e Aurelio sono stati inseguiti e ammazzati con ferocia inaudita. Uccisi dai killer con colpi sparati con il fucile d’assalto AK 47 kalashnikov: Aurelio, che aveva tentato di fuggire uscendo dall’auto, è stato raggiunto da due colpi al fianco e uno al gluteo; Luigi è stato ucciso con due proiettili alla testa e uno alla nuca.

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Niente funerali pubblici, invece, per i due obiettivi dei killer. La questura di Foggia, infatti, ha deciso di non dare il nullaosta per le esequie del boss e del cognato: si sono svolte in forma privata, a Manfredonia. Il capoclan, obiettivo dei killer, è stato ammazzato con due fucilate alla nuca e la stessa sorte è toccata a suo cognato, raggiunto alla nuca con un colpo di fucile.
Intanto prende corpo il piano del ministro dell’Interno, Marco Minniti, che ha promesso una «risposta durissima» a questa carneficina: droni, telecamere, un rafforzamento delle forze dell’ordine con l’arrivo da ieri di 192 unità e tra loro anche 24 appartenenti ai Cacciatori di Calabria, reparto speciale dei carabinieri. «Sono le cose che chiediamo da sempre – ha detto il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe – e finalmente, anche se purtroppo ci è voluta quest’ultima mattanza, queste misure, che per noi sono indispensabili, ci sono state concesse».