Città del Vaticano, 19 marzo 2017 - Il 2017 rischia di essere l’anno nero per le finanze della Cei con una caduta a picco delle offerte dell’otto per mille. Le indagini interne che monitorano l’opinione pubblica e in particolare la propensione a firmare per l’offerta alla Chiesa cattolica in possesso della Conferenza episcopale italiana, parlano chiaro ed offrono ai vescovi un quadro affatto incoraggiante. La fiducia è crollata.

«Negli ultimi dieci anni mai la Chiesa ha toccato livelli di così bassa credibilità e proprio per la cattiva gestione del denaro», dice a Qn don Ivan Maffeis, portavoce della Cei. La preoccupazione negli uffici di via Aurelia è palpabile. «Sulla trasparenza ci giochiamo la credibilità». Che cosa è accaduto? «Sono state fatte negli ultimi anni indagini su qual era la disponibilità degli italiani a donare l’8 per mille all’istituzione ecclesiastica. Ebbene, gli ultimi rilevamenti effettuati durante gli stessi mesi che nello scorso anno hanno visto le cronache puntellate di notizie e casi riguardanti scandali finanziari in cui erano coinvolti membri del clero, hanno segnalato una caduta della propensione a firmare per noi. Il punto più basso da dieci anni a questa parte».

I casi nell’occhio del ciclone dell’opinione pubblica che hanno toccato preti, suore, magari anche cardinali non appartenenti alla Cei, come le vicende dell’ex segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone che ha fatto ristrutturare il proprio appartamento in Vaticano distogliendo fondi dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, in effetti sono stati diversi e si sono affastellati uno dopo l’altro nelle cronache. Cattiva e opaca gestione del patrimonio, investimenti spericolati di alcune diocesi, vicende amarissime. Come quella dell’ex abate di Montecassino, Pietro Vittorelli, accusato di appropriazione indebita e che avrebbe sperperato almeno 500mila euro dei soldi delle offerte a fini caritatevoli in hotel di lusso, droga e festini gay. Certo, ci sono stati casi come quello del vescovo di Sanremo, monsignor Antonio Suetta, che era salito agli onori delle cronache poiché  indagato dalla procura di Savona per il suo presunto coinvolgimento nella sparizione di 2 milioni erogati dal Mibact a favore di una coop sociale.

Ha chiarito la sua posizione di estraneità di fronte ai pm, ma con minore risalto sui giornali di quanto non ne avesse suscitata la notizia dell’indagine. Il problema resta.  E per la Cei, i dati dei rilevamenti sull’opinione pubblica, rappresentano un forte campanello d’allarme. È tempo di severa autocritica. «Le esigenze di trasparenza e di legalità – ragiona don Maffeis – sono un banco di prova. Il problema non è strettamente economico, è di Chiesa. Non è di firma in sè, è di appartenenza della gente, di fiducia. E noi ce la giochiamo doppiamente. Da noi ci si aspetta che siamo onesti e trasparenti due volte: come persone e come pastori».

 

NEL 2016 i fondi dell’otto per mille assegnati alla Chiesa hanno superato la quota di un miliardo di euro con un leggero incremento rispetto al 2015 quando erano stati di 995 milioni. La quota del 2015 aveva subito invece una flessione rispetto a quella del 2014 quando si era attestata sul miliardo e 55 milioni. L’anno scorso i fondi sono stati così ripartiti dalla Cei: 392 milioni alle esigenze di culto e pastorale, 156 milioni per le diocesi, 140 milioni per l’edilizia di culto, 48 milioni per le catechesi, 13 milioni per i tribunali ecclesiastici, 270 milioni agli interventi caritativi. Infine, 350 milioni sono andati al sostentamento del Clero.