Firenze, 18 ottobre 2016_ Cantautrice, polistrumentista, produttrice, ballerina, poetessa, attrice e artista visiva. Rachael Sage è una delle artiste americane indipendenti più richieste a livello internazionale. Dopo gli Stati Uniti e il Regno Unito, Rachael ha attraversato l’Europa fino ad arrivare in Italia, dove si esibirà il 18 ottobre a Firenze, al Teatro del Sale (info 055 2001492) , per poi spiccare di nuovo il volo verso l’Inghilterra e poi la California. Nel nuovo disco, l’undicesimo con l’etichetta MPress, troviamo quattordici brani composti dalla cantautrice e autoprodotti. In Choreographic Rachael Sage ha reso omaggio alla danza realizzando un progetto musicalmente ambizioso, ma anche accessibile all’ascolto. «Per me – ha detto l’artista - è stato come tornare indietro, fino alle mie radici. E’ stato come meditare sulla mia lunga relazione con la danza. L’atto di unire le note ai passi del ballo è stato, per me, la scintilla iniziale per scrivere musica». Sage ha cominciato a registrare Choreographic nel mese di agosto 2015, insieme alla la sua band “Le paillettes”. L’album ha avuto il sostegno di un premio Grammy, il co-produttore Andy Zulla (Idina Menzel, Rod Stewart) e l’ingegnere del suono, nomination al Grammy John Shyloski (Johnny Winter, Diana Ross).

Zulla ha partecipato alla realizzazione del disco «perché – ha detto - mi sentivo come se davvero, con il nuovo materiale di Rachael, si chiudesse un cerchio e la musica si unisse alla danza lirica. Non avevamo lavorato insieme per oltre un decennio, ma ci conosciamo da quando aveva quattordici anni. Credo veramente tanto in lei». Ricordiamo che Rachael ha registrato Choreographic di ritorno dal tour nel Regno Unito con l’icona pop Judy Collins, con cui ha cantato subito dopo gli attentati di Parigi. L’ispirazione è arrivata perché la danza, per Rachael Sage, è sinonimo di libertà. «Siamo in un momento in cui ci rendiamo conto di quanto sia preziosa la libertà creativa – ha detto l’artista – e un grande dono è quello di poter condividere tutto questo con gli altri, al di là di ogni frontiera. Ci sono canzoni talmente dirette da essere disarmanti, come “I Do not Believe It”, dove si fondono testi incisivi e melodie struggenti. Il lessico del balletto può essere francese, ma nel linguaggio pop diventa decisamente universale».