Roma, 18 luglio 2017 _ La storia degli Yes a partire dalla propria nascita ha sempre avuto una caratteristica particolare. Quella di avere tanti musicisti che si sono avvicendati durante vari periodi e che in vario modo, non senza contrasti e litigi, hanno portato avanti il marchio. Così è capitato nel 2016 di assistere ai concerti italiani degli Yes con Steve Howe alla chitarra, Geoff Downes alle tastiere e Alan White alla batteria. Un anno dopo sono arrivati altri Yes con Jon Anderson alla voce, Rick Wakeman alle tastiere e Trevor Rabin alla chitarra, in pratica la formazione Yes feat Arw. La tappa romana di quest'ultimo ensemble (prima di un tour che toccherà anche Schio il 19 e Arbatax il 22) è stata interessante proprio perché si è tenuta a poco più di un anno da quella degli altri Yes al Teatro Olimpico della capitale.

I paragoni sono scontati, ma al tempo stesso non pienamente giustificati. Gli Yes di Howe-Downes-White presentavano uno spettacolo fondato sulla riproposta di due album. Gli Arw (per comodità li chiameremo così) hanno potuto spaziare lungo tutto il repertorio del gruppo. Inoltre va detto che Jon Anderson, nonostante l'usura degli anni, resta sempre la voce degli Yes a dispetto di ogni bravo cantante che affronta il repertorio. Che Rick Wakeman rimane sempre il mostro di bravura circondato come sempre dalla sua decina di tastiere. E che Trevor Rabin ebbe il merito di svecchiare il suono del gruppo negli anni '80 superando il prog e approdando a un pop-rock di lusso che gli spalancò le porte della rotazione video nelle tv "all music".

Davanti a un pubblico motivatissimo nella Cavea dell'Auditorium, Anderson è stato un frontman atrettanto motivato e voglioso di divertire. Grazie alla solida stuttura musicale con i gregari Lee Pomeroy al basso e Louis Molino III alla batteria, gli Arw sono passati dalle melodie di And You And I rimasta nei cuori di molti all'inno Lift Me Up, da Cinema a I've Seen All Good People, dalla lunga Awaken fino al gran finale con le due attese Owner Of A Lonely Heart (simbolo degli  Yes degli '80, con Wakeman e Rabin che a un certo punto sono scesi tra il pubblico) e Roundabout (il loro marchio dei '70). Grande classe e ottimo spettacolo, sottolineando che solo gli originali possono rendere ancora attuale una musica cosi complessa e affascinante.