Scadalo all’Università. Da evitare due reazioni: si è fatto sempre così, e così fan tutti. È vero, e non solo da noi. Come si conquista una cattedra? Per merito o per giochi di casta? Carlo Rubia vinse il nobel per la fisica nel 1984 insieme con l’olandese Simon van der Meer. Il suo collega aveva compiuto le ricerche in patria, Rubia per gran parte all´estero. Quando volle tornare a casa, non riuscì a ottenere una cattedra neppure grazie al Nobel. Da ‘emigrante’ aveva perso, o non aveva mai avuto, i giusti contatti. Quali speranze può avere oggi un giovane studioso di conquistare il titolo di ‘Prof’ solo con ricerche e pubblicazioni? Avviene anche altrove, non sempre, e non si esagera. Un Herr Professor a Berlino non oserebbe far vincere la sua amica al posto di un altro valido candidato. Quando cercano un docente, le Università da queste parti mettono un annuncio sul giornale, come per un normale posto di lavoro. L’aspirante presenta il suo curriculum, il colloquio avviene alla presenza di estranei, e degli studenti. Certamente, anche qui perfino gli arbitri di calcio non sono del tutto imparziali, perché avere fiducia nei giudici universitari? Ma non si osa negare l´evidenza. Se non vince il migliore, il prescelto è almeno dignitoso. Il numero due, o tre. Noi abbiamo troppe leggi, convinti che servano a evitare la corruzione. Invece il caos delle norme finisce per proteggere i maneggioni. Le caste sono sempre esistite. Ma ieri c’era l’orgoglio di appartenere a una élite che garantiva il nostro valore, se entravamo a farne parte. Oggi c’è l’arroganza di una casta, che protegge la reciproca mediocrità. I professori dovrebbero scegliere i migliori non per paura del codice, ma per rispetto di se stessi. Il mio professore di diritto, nel secolo scorso, se avesse letto questo finale, mi avrebbe bocciato per eccesso di retorica. Ma lui era un gran barone dell’ateneo a Roma. E un pessimista.