Capitasse mai una volta che la burocrazia fiscale – ma anche quella dell’Inps, dell’Inail, o di un qualsiasi altro ente – sbagliasse a favore del cittadino. I grand commis e, lungo la filiera, i dirigenti e i funzionari pubblici della nostra Pa sono geneticamente programmati per interpretare norme, codici e commi contro il cittadino. Oltre che, sovente, contro il buon senso. Il pasticcio della Tari gonfiata non è un’eccezione. È la regola. Ma suscita scalpore solo perché, grazie alla virtuosa testardaggine di un deputato, si è arrivati a costringere il Ministero dell’Economia a sbugiardare i Comuni che hanno fatto pagare ben più del dovuto. Ora, però, scoperto il misfatto, comincerà il calvario per agguantare i rimborsi del maltolto. E saranno altri guai per i malcapitati. Niente di nuovo, purtroppo. Lesti e feroci nel pretendere l’adempimento dell’obbligo, lenti e omissivi nel dar corso a un atto dovuto: i burocrati italiani hanno elevato a criterio universale quello in base al quale nel dubbio si dice no, si boccia la pratica, si respinge la richiesta, si ritarda l’autorizzazione, si rinvia il parere. Il cavillo formalistico è sempre pronto per giustificare tutto quello che sfugge al senso comune. Poi, però, non domandiamoci come e perché arretri il senso dello Stato.