Armiamoci, certo. Cinquantotto morti e cinquecento feriti. Ecco gli Stati Armati d’America. Uno qualunque, Stephen Paddock, 64 anni, preme il grilletto a Las Vegas e consuma ieri la sparatoria con il più alto numero di vittime. Uno sproposito di sangue più spaventoso della mattanza del 1999 nel liceo di Columbine. Un macabro elenco di vite cancellate – ieri, durante un concerto di musica country – maggiore del massacro di Orlando, in Florida, dove lo scorso anno un cittadino americano è entrato in un club per fare fuoco e così inseguire coi proiettili, regolarmente acquistati, i propri incubi. Armiamoci, quindi. Mr. Paddock, dopotutto, è uno di noi. Cittadino modello, pensionato, con nulla a suo carico, neppure una multa, residente a Mesquite – un posto di agiati golfisti – mr. Paddock è uno qualunque. Come ciascuno di noi è. Certo, l’Isis ci mette il marchio. Nel giro di poche ore qualcuno lo indica come un convertito all’islam. Ma è come un franchising tutto questo. Giusto per mettere a frutto l’orrore. Ma quel che più spaventa nello spavento è l’ancora più facile facilità con cui mr. Paddock, abbia preso il ferro e fatto fuoco.

Armiamoci, allora. Ed ecco il sogno perverso della demagogia: quell’armiamoci e sbrogliamocela da soli con cui la politica, scimmiottando il far west delle sparatine, pratica la scorciatoia più irresponsabile: più armi che cittadini. S’è armato, infatti. E mr. Paddock, ieri, se l’è sbrogliata da solo. Lui, come qualsiasi invasato nascosto nella vita anonima di tutti – la vita di ognuno tra noi – lasciato nelle condizioni di poter raggiungere un mitra ha avuto la libertà di farla la sua carneficina. Senza neppure il fastidio di chiedere una licenza. Libera vendita in libero sparo. È la libera vendita delle armi a fare di tutti i cittadini dei potenziali stragisti. Ed è l’Armiamoci e morite dell’inganno più letale: la difesa fai-da-te. Con possibilità di franchising. Isis, va da sé.