Facile a dirsi: inseriamo l’educazione al web come materia scolastica. Ma se poi il risultato è quello dell’educazione civica c’è seriamente da preoccuparsi. Nel frattempo i tablet compariranno presto sui banchi. Saranno degli strumenti didattici, ma una didattica su come usare, o meglio, su come non abusare di web e dintorni non esiste. Eppure il ministero ha annunciato di aver stanziato, non più tardi di una decina di giorni fa, dei fondi per progetti ad hoc. Ma si naviga a vista come spesso succede in questi casi. E si parte forse con un ritardo che oltre a essere disarmante nell’ignorare che il mondo è cambiato, potrebbe essere perfino devastante in certi casi. Perché di ragazzini che non si rendono conto che con il mondo virtuale – soprattutto quando si maneggiano dati fin troppo sensibili e reali – ci si scotta pesantemente, ce ne sono sempre di più. E mentre si pensa che sia solo un problema che riguarda i tardo-adolescenti, ci si accorge contemporaneamente che gli smartphone sono già nelle mani di chi ha appena iniziato le medie. Un po’ come l’educazione civica. Ci si ricorda di farla a scuola, quando già molti studenti sono entrati per la prima volta in un seggio elettorale. E non sanno che l’Italia è una repubblica parlamentare.