Merate (Lecco), 13 agosto 2017 - Quando lo spirito di servizio e la fantasia fanno premio sulle burocratiche e spesso irrazionali regole della Pubblica amministrazione. È questa la lezione più fondata che possiamo trarre dal caso del caposala dell’ospedale di Merate che, pur di far andare avanti e bene l’assistenza al pronto soccorso, si ingegna a «remunerare» l’impegno extra di alcuni infermieri con ricariche telefoniche. Di fronte, come da prassi e da procedura, al no della dirigenza della struttura a soluzioni più coerenti per la gestione flessibile di un rapporto di lavoro. La vicenda fa notizia più per la originalità della trovata che per la sua rarità. Ma l’occasione, invece, può essere propizia per dare conto e riconoscimento ai tanti Franco Scorzelli che quotidianamente rimediano con l’abnegazione e l’inventiva alle infinite rigidità, agli astrusi cavilli, alle morte gore delle estenuanti attese, di una burocrazia sorda e autoreferenziale anche laddove (come nella sanità) ogni storia è un’emergenza. E così i comportamenti degli uomini di buona volontà finiscono per beffare l’occhiuto impero del Regolamento. E un gesto di umana riconoscenza, prima ancora che di contrattuale adempimento, finisce per fare la differenza e svela e conferma il segreto di una Pubblica amministrazione e di servizi pubblici che non potrebbero funzionare per loro intrinseca natura. Ma che, come il calabrone che non potrebbe volare e invece vola, alla fine continuano a garantire e soddisfare quantomeno le esigenze primarie di cittadini. Con la speranza che non arrivi un solerte dirigente a sanzionare Scorzelli per un’iniziativa non prevista dal comma x del Regolamento.