I rilievi del Garante della privacy sulla gestione della piattaforma Rousseau con la quale il Movimento Cinque Stelle svolge la propria attività politica scoperchiano il vaso di Pandora sul delicato e difficile rapporto tra democrazia diretta ed effettivo rispetto dei diritti dei singoli, primo tra tutti la riservatezza. La Costituzione spiega che il voto è "personale e segreto" riferendosi al voto per le elezioni. E' evidente che in un sistema in cui il voto resta "tracciato" - come quello per scegliere attraverso internet tra i candidati alle 'parlamentarie' - la segretezza va a farsi benedire. In qualche modo la pratica in uso tra i grillini prima che contro la normativa sulla privacy va contro la Costituzione. I responsabili della piattaforma Rousseau hanno stamani risposto al Garante, spiegando di aver già apportato correttivi rispetto alle critiche sollevate, e in effetti qualcosa è stato fatto circa il rischio che la piattaforma sia fatta oggetto di attacchi "esterni" con conseguente inquinamenti dei dati, ma poco è stato detto sulla questione fondamentale, ossia sulla riservatezza delle opinioni e dei voti espressi. Chi gestisce la piattaforma sa come ha votato Tizio o Caio, sa come su una certa questione la pensa Tizio o Caio. Può tenere queste informazioni in un cassetto, e certamente sarà così, ma in teoria può farne un uso distorto. In sostanza, anche se si tratta di consultazioni "interne" al movimento il tema esiste, e merita di essere approfondito.