Roma, 31 dicembre 2017 - Il grande duello è servito. Al giro di boa del campionato Napoli e Juve restano sempre più sole e rinnovano la sfida-scudetto annunciata da tutti i pronostici. La loro capacità di vincere nelle situazioni più complicate, o contro avversari imprevedibilmente solidi (vedi Crotone e Verona) le mette un piano sopra le rivali. E il duello si annuncia più che mai palpitante, una rivincita in grande stile del campionato 2015-2016, che la Juve vinse in rimonta, succhiando punti ed energie nervose al Napoli anche allora campione d’inverno. Ma oggi la squadra di Sarri ha sicurezze nuove, nervi più saldi e un copione di gioco che la rende unica. Nell’anno solare ha raccolto 99 punti e segnato 96 gol con undici titolari costati complessivamente 83 milioni di euro. Un sucesso finale del Napoli sarebbe non solo la vittoria del bel calcio, nutrito di schemi e fantasia, ma il segno che la programmazione e la continuità pagano, senza follie di mercato e acquisti a sensazione. Certo non sarà facile togliere a questa Juve il settimo scudetto di fila, specie se Dybala riuscirà a ritornare l’inesorabile fuoriclasse di avvio stagione. Il primo passo verso la rinascita lo muove proprio contro il Verona.

Con due lampi di classe riscatta una partita incolore e stende un rivale mai domo con le armi di un talento superiore. Strano il calcio, perché il prodigio avviene mentre Allegri sta per sostituire la Joya, fin lì spenta e appannata, con Douglas Costa. La doppia prodezza dell’argentino riscatta una Juve distratta, poco concentrata, vittima di errori tecnici banali e cali di concentrazione. Le cose migliorano con l’ingresso di Bernardeschi al posto di un opaco Bentancur, una mossa che consente il ritorno al classico 4-2-3-1 con Dybala trequartista libero di inventare e di stupire. Con i suoi campioni, con le risorse infinite della rosa, la Juve rilancia la candidatura al titolo. Solo un Napoli perfetto e mentalmente inossidabile può reggere la sfida. Dietro si defila l’Inter precipitata a -7 dopo lo 0-0 con la Lazio. Se la tenuta difensiva della roccia nerazzurra rimane, i problemi di costruzione del gioco si evidenziano una volta di più contro la squadra di Inzaghi. Un solo gol segnato nelle ultime 6 gare non testimonia solo il grigio momento di Icardi e Perisic. Il Pastore invocato dalle folle nerazzurre diventa l’emblema del giocatore di fantasia e ispirazione che può renderere meno monotono e prevebile il gioco della squadra di Spalletti. E garantire almeno l’agognata Champions.