Ripartiamo dalla nostra inchiesta-sondaggio di qualche giorno fa. Pur deprecando l’uso delle armi, più di un islamico su quattro residente in Italia pensa che abbiano ragione i jihadisti, la metà ritiene giusto che le donne portino il velo, il 41% che è meglio che non studino. A che serve! Ciliegina sulla torta: il 33% vorrebbe che l’Islam conquistasse l’Occidente. E sono sulla buona strada. Bene, chiarito di cosa e con chi si parla quando si ragiona di integrazione, inchiniamoci alle parole pronunciate ieri dal Papa nel suo tour emiliano. Un tour alla Francesco, ovviamente, con una full immersion nel mondo dei migranti, selfie, abbracci, pacche sulle spalle, e le inevitabili bacchettate a chi giudica questo mondo senza conoscerlo, o con poca voglia di farlo. Normale: stile Bergoglio. Che a volte in passato è parso trascurare un’altra (vasta) umanità in sofferenza di fronte al problema immigrazione: noi comuni cittadini italiani. Impressione comunque corretta già da tempo, ad esempio con la pubblica adesione alla politica in materia dell’attuale governo. E con l’invito di ieri ai nostri ospiti ad aprirsi alla nostra cultura e a muoversi nel solco delle nostre leggi. Il che potrebbe sembrare una ovvietà. Che tanto ovvia non è, visti gli esempi che abbiamo attorno. Un richiamo di valore, sia per l’alto magistero da cui emana, sia perché da questo magistero in tanti (politici e predicatori laici) traggono linfa per quotidiane lezioni sui diritti di chi approda sulle nostre coste, trascurando completamente il piccolo dettaglio dei doveri. Professori di buonismo bocciati dalla realtà. E pure dal Papa.