In un'estate tra morti violente, stupri, roghi, alluvioni, abbiamo goduto orgogliosi di un’Italia bella quando in Salento è sbarcata la signorina Sutton per un matrimonio da 25 milioni di dollari. Salento fa festa a prescindere. Neanche i fatti di Avetrana lo hanno mai intaccato, fu Avetrana a staccarsi. Per diventare la Medjugorie delle ipotesi apparse e scomparse. Sino a sentenza definitiva. Da ieri però Salento è pietra macchiata di sangue e inerzia, senza ombra di mistero. È Specchia, in provincia di Lecce. È l’urlo della sorella di Noemi, la sedicenne morta ammazzata dal suo ragazzo: «Lo sapevate tutti e nessuno ha fatto nulla!».

È la storia universale delle morti annunciate. Scritte sulla porta di casa di migliaia di donne. Due procedimenti cautelari a carico del ragazzo e della famiglia avviati senza esito. Un allarme postato dalla vittima contro la violenza vestita d’amore. Avvertimenti continui ai genitori di lui perché il ragazzo non avvicinasse più la sedicenne spesso picchiata. Ai nostri occhi troppi selfie di libertà e provincia di lei abbracciata a lui. Ma perché la violenza sulla nostra pelle fa male, ci dispera, ma non ci sottrae? Perché Noemi si è allontanata all’alba del 3 settembre con quel ragazzo di cui serbava i lividi come fossero baci appassionati?