I problemi sono almeno tre. Anzi, quattro o cinque. Primo. Il mondo è pieno di uomini predatori che i favori sessuali (omo, etero,,,) non li ottengono con il corteggiamento, ma li inducono con la prepotenza. Storia vecchia come l’umanità. Secondo. L’umanità è cambiata. L’uomo è sempre cacciatore, ma la preda spesso va dal giudice e lo denuncia. Terzo. Il tutto non resta confinato tra vittima e carnefice, ma finisce sui media che non aspettano altro che storie piccanti. Quelle che la gente legge o guarda avidamente, salvo accusare i media: ma che robaccia pubblicate! Quarto. Una denuncia tira l’altra, risveglia memorie e indignazioni sopite da decenni. In più, non sempre il molestatore è tale; se però finisce nel tritacarne, poco importa: viene maciullato. Gente come Spacey che si portava in barca undici (!) ragazzi, non vincerà più l’Oscar, ma dopo un periodo di cura tornerà certo al suo (doppio) lavoro. Il ministro gallese Sargeant no: qualche giorno fa si è dimesso, ieri si è tolto la vita. Per alcune donne era un molestatore, per la famiglia un marito e padre esemplare. Non avremo più modo di accertare la verità. E qui sta il problema (il quinto) non solo delle molestie, ma di ogni tipo di accusa verso qualunque individuo abbia in particolare un qualunque ruolo pubblico: come per una vecchia pubblicità, bastava la parola, in tutti questi casi, basta la denuncia. Segnalazione vale condanna. Si chiama gogna mediatica perché i media hanno l’abitudine di dare le notizie. Magari le infiocchettano, ma il tutto nasce da qualcuno che prima di andare in tribunale è passato in redazione. Per un abuso, come per una mazzetta. Allora, noi media possiamo anche darci una regolata. Ma bisogna che la verità, o la calunnia, tornino ad essere un venticello, non una bufera. Che passa, devasta e va, lasciando sul campo un Sargeant. Probabilmente un molestatore. O forse un uomo perbene.