Gli arresti effettuati stamani dalla polizia maltese per l’omicidio della giornalista Daphne Capuana Galizia sanano almeno in parte l’ennesima ferita che riguardava i rapporti tra l’isola mediterranea e l’Unione europea. Di fronte infatti ai tanti fatti di cronaca di questo ultimo periodo, la domanda sorgeva spontanea: Malta rigetta in mare i migranti, ha una fiscalità privilegiata che per certi versi ricorda i paradisi fiscali, è sede di società non sempre trasparenti, vengono uccisi i giornalisti scomodi, si parla di alti tassi di corruzione.

La domanda quindi è: ma che cosa ci fa Malta nell’Unione europea? D’accordo, anche in altre nazioni dell’Unione esistono zone d’ombra, e come non ricordare che pure intere regioni del nostro paese sfuggono a un pieno controllo dello Stato e come in Italia altrove, ma un conto è avere la criminalità organizzata e combatterla, un altro autorizzare o tollerare comportamenti che si discostano totalmente dagli standard imposti dall’Unione europea ai propri membri.

Malta non sembra sentirci molto, specie per le questioni più significative come la trasparenza fiscale e i migranti. Forse occorrerà un ripensamento di certi criteri di adesione e permanenza, forse l’Europa si deve mettere in testa di esigere il rispetto non solo dei coefficienti di pil, ma di allargare un po’ il discorso. Gli arresti di stamani sono una buona notizia, ma la strada da fare è ancora lunga.