Ho scritto tante volte di scudetto napoletano - con i risultati che si son visti: sei vittorie juventine - sicché non farò il torto all’amico Luciano Spalletti di... scudettarlo anzitempo, visto il fragoroso exploit della Beneamata, balzata al vertice della classifica con una manita al Chievo. Che non è un materasso ma un avversario di tutto rispetto, fastidioso quanto basta per convincere i nerazzurri - Perisic, Icardi, Skriniar & C - di essere un valore autentico, non il frutto del caso, la forza del destino. Dopo il miracoloso recupero di “Lazzaro” Santon, Spalletti ha resuscitato anche Ranocchia, il che conferma che a Casa Inter vige una sola regola: lavorare, spiegarsi e capirsi. La manita è passata metaforicamente d’incanto dalla faccia del Chievo a quella di Sarri e Allegri che in settimana han fatto gli spiritosoni con Spalletti, un permaloso reattivo, vale a dire pronto a rintuzzare le parole e i pensieri in libertà degli avversari; storie toscane - direte - ma di nuova vena, ne ricordo in passato anche di boccaccesche: Allegri, Spalletti e Sarri sono tre nemici al bar che d’ora in avanti daranno un sapore di storia alla Triplice Sfida. 

All’inizio di stagione ho giurato sulla bellezza del Napoli, raccomandando a Sarri di non tenere in conto i complimenti dei nemici, tutta vaselina, e di badare al sodo; ho aprezzato il fidanzamento Inter-Spalletti, sicuro che sarebbe stato un grande amore; ho attribuito alla Juve le maggiori chanches di scudetto, e non ci voleva molto: non cambio idea ma mi appresto a vedere Juventus-Inter con insolita curiosità e emozione. Non so voi, ma io il rinato Derby d’Italia - se così sarà- l’aspetto come gara salvifica, come notizia felice da opporre all’improvvida cacciata della Nazionale dal Mondiale. Annoto soltanto - per avvalorare vieppiù la bellezza di questo campionato - il grottesco pareggio del Milan a Benevento, vendibile anche come gloriosa impresa di Alberto Brignoli, il portiere goleador sulle tracce di Sentimenti, Taibi e Rampulla. Uno juventino in trasferta che sogna di diventare Buffon. Gattuso ha garantito che il suo Milan sarebbe stato diverso da quello di Montella, e c’è riuscito. Per l’Inter anche questa soddisfazione stracittadina: le gioie si sprecano; adesso l’unico derby che la solletica è quello con la Juve.