DAL 1948 in poi le leggi elettorali sono state sempre funzionali agli interessi dei promotori. Nella Prima Repubblica il sistema proporzionale puro garantiva la presenza a tutti i partiti. Si governava per coalizioni, si dava per scontato che i comunisti durante la ‘guerra fredda’ non andassero al governo, il presidente del Consiglio si sceglieva dopo il voto. Dal ‘94 nel Mattarellum un quarto dei seggi scelti col proporzionale garantivano quella nomenklatura – soprattutto democristiana – che pur fatta di uomini di prim’ordine non sarebbe mai passata nel confronto diretto nei collegi uninominali. Successivamente il Porcellum fu architettato dal centrodestra per arginare la prevista vittoria del centrosinistra. Perché ora il sistema simil tedesco è stato concordato dai quattro partiti maggiori? Una larga parte dei deputati sarà scelta di fatto dai leader politici, sia mettendoli in testa alle liste del proporzionale, sia collocandoli nei collegi vincenti. E questo fa comodo a tutti.

LA LEGA è felicissima di essersi smarcata da Berlusconi senza una rottura politica e può vincere alcuni collegi chiave del Nord. Forza Italia è felice per la stessa ragione e anche se non vincesse in nessun collegio potrebbe conquistare almeno novanta deputati (l’obiettivo è cento) col sistema proporzionale. Potrà scegliersi molti degli eletti avendo così la possibilità di rinnovare Forza Italia (ammesso che ci riesca). In più – almeno di uno sconvolgimento elettorale – ha ottime probabilità di tornare al governo nella Grande Coalizione col Partito democratico. Nel Pd Renzi avrà oltre duecento deputati in larga parte fedeli (quelli attuali avevano in larga parte una origine bersaniana) e punta a tornare a palazzo Chigi meno di un anno dopo esserne uscito. 

Il Movimento cinque stelle – allergico alle alleanze – difficilmente andrà al governo, ma se arrivasse primo avrebbe la soddisfazione di vedere assegnato dal presidente della Repubblica al suo candidato premier l’incarico di formare il nuovo governo. E sarebbe un gran colpo d’immagine. Grillo e Casaleggio, inoltre, potrebbero scegliersi gran parte della propria rappresentanza parlamentare. L’altra sera, durante il ricevimento nei giardini del Quirinale, più d’uno diceva che il M5S al momento decisivo si sarebbe tirato indietro. Perché giustificare dinanzi alla propria base un accordo con Renzusconi sarebbe molto difficile. Se questo accadesse, salterebbe l’intero impianto sia per questione di numeri e soprattutto perché cadrebbe la scelta storica di una legge elettorale approvata da maggioranza e opposizione. Si andrebbe a votare con il proporzionale puro deciso dalla Corte costituzionale dopo un decreto legge per rendere omogeneo il sistema di voto di Camera e Senato. Renzi dice che Grillo si pentirebbe perché i suoi candidati verrebbero penalizzati dal gioco delle preferenze (chi li conosce?). E infatti ieri Grillo è corso ai ripari, stroncando le riserve dell’ala dura del partito (Fico-Taverna) dicendo che il testo in discussione alla Camera è quello giusto. Blindato?