La sinistra si sta suicidando. Come al solito, per carità, niente di nuovo. La memoria di Bertinotti che fa cadere Prodi per riaprire la strada a Berlusconi è ancora viva. Ma il massimo beneficiario, sempre Berlusconi, che fa? Tace. Ci saremmo aspettati l’affondo, come accade di solito in politica quando l’avversario vacilla. Invece no. Resta sotto traccia. È vero che la sinistra fa tutto da sola, quando corre verso il precipizio. Ma, forse, dietro il silenzio dell’ex cavaliere c’è dell’altro. La sinistra implode per lo spauracchio della legge elettorale. Con percentuali che si annunciano per Pisapia e per Mdp sotto il 3%, una riforma anche blandamente maggioritaria come il Rosatellum sarebbe nefasta. Così si parte lancia in resta per minacciare tutto e tutti, a partire dalla stabilità del governo in questo scorcio di legislatura.

Berlusconi al contrario ha tre convinzioni. La prima è che la coalizione di centro destra avrà la maggioranza relativa. La seconda è che la quota maggioritaria dei seggi, sia pure contenuta al 34%, favorisca la sua coalizione. La terza è che laddove Salvini non arriva, ossia nel centro sud, i seggi maggioritari saranno tutti suoi, con qualche briciola da concedere alla Meloni. Quindi, per raggiungere l’obiettivo deve tenersi stretta la convergenza col Pd che verrebbe indebolita da un suo intervento a gamba tesa nella rissa a sinistra.

Il problema politico è dunque far quadrare il cerchio, che comprende l’approvazione di una legge di bilancio accettabile dalle autorità europee e il varo della riforma elettorale. Una legge blandamente maggioritaria non garantirebbe maggioranze post elettorali certe, ma sarebbe meglio che niente. A condizione che il prezzo da pagare non sia l’esercizio finanziario provvisorio: una vera jattura a danno della ripresa in atto.

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