Higuain, e chi se non lui? Tocca al Pipita far saltate il catenaccio in salsa greca dell’Olympiacos. Una bella storia di resurrezione europea regala alla Juve i primi tre punti di questa Champions. Una vittoria faticosa, come la rinascita di Higuain, confinato in panchina per 60 minuti dal suo allenatore.

La zampata del Pipita segna il prepotente ritorno al gol del centravanti da 90 milioni di euro. Ma anche la consacrazione della Juve più logica, rinnegata da Allegri già nel derby e riproposta con altra formula, in avvio di partita contro l’Olympiacos.

Se serviva una prova in più, l’Europa ha dato una risposta chiara. La vera Juve del 4-2-3-1 è quella che ruota intorno alla boa Higuain, con Mandzukic nel faticoso ruolo di attaccante esterno, che ormai gli calza perfettamente, come una divisa.

Da centravanti puro Gonzalo ha più qualità e la dimostrazione arriva anche dall’assist per Dybala sull’azione del secondo gol di Mandzukic. Intorno a Higuain la manovra decolla e gli spazi per i compagni si moltiplicano.

HIGUAIN 7

Se un meccanismo funziona, inutile lambiccarsi il cervello per cercare equilibri improbabili.

Se la Juve vuole fare strada in Champions, non può prescindere da Higuain e dalla sua formula magica. I correttivi e le alternative, invece, non mancano per il ruolo di attaccante di destra dove Cuadrado, Douglas Costa e lo stesso Bernardeschi possono passarsi il testimone alla ricerca della soluzione perfetta.

In mezzo al campo l’assenza di Pjanic (infortunato nel riscaldamento) pesa per qualità ed esperienza ma Matuidi e il giovane Bentancur, dopo qualche errore di misura, mettono in piedi una prova sufficiente. E anche la difesa, impostata sulla coppia centrale Barzagli-Chiellini, se la cava senza troppi patemi contro un avversario veloce ma tecnicamente modesto.

Ora la Juve non deve fermarsi più, a cominciare dalla prossima sfida interna con lo Sporting Lisbona. La chiave del futuro è girata ieri sera. Adesso non bisogna lasciare la strada maestra.