Non è festa grande ma un pizzico di tricolore si può sbandierare con orgoglio. Dopo il fallimento mondiale dell’Italia di Ventura la Champions promuove due italiane agli ottavi di finale, con la Roma prima nel girone di ferro con Chelsea e Atletico e la Juve seconda dietro il Barcellona di re Messi. E stasera il Napoli tenta una miracolosa rincorsa sul campo del Feyenoord per un incredibile tris.

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Sospesa fra le slinding doors europee e l’imminente derby d’Italia con l’Inter, la Juve mostra tutte le sue preoccupazioni nella sfida di Atene con l’Olympiacos. Il rapido vantaggio firmato da Cuadrado la spinge a una gestione faticosa della partita che lascia campo alle iniziative dei greci. Un palo e due parate decisive di Szczesny, con troppi passaggi orizzontali che procurano brividi, confermano che la macchina bianconera va solo a strappi e che la concentrazione non è mai una linea continua. Lo schema iperdifensivo di Napoli lascia spazio al classico 4-2-3-1 con il solidissimo Matuidi e Khedira a centrocampo e Douglas Costa nel ruolo di trequartista esterno abitualmente coperto da Mandzukic. Ma non è mai una Juve brillante, non c’è mai un calice di champagne da alzare per una giocata di alta qualità. E in questo gorgo grigio si perde soprattutto Dybala, che sembra aver smarrito le sicurezze e la continuità di avvio stagione. In Champions La Joya ha spesso brillato per assenza e sul campo di Atene questa lunga eclissi non si arresta. Ecco l’inquietudine più grande della Juve che corre verso il cruciale duello con l’Inter e la fase finale di Champions. Questa squadra ha smarrito la qualità e la facilità di gioco che un anno fa la resero protagonista in Europa. E il gol-gioiello di Bernardeschi nel finale diventa un assisit ad Allegri per costruire un futuro diverso.

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