Roma, 14 novembre 2017 - Non è un’apocalisse come dice Tavecchio, ma un fallimento storico questo sì. Dopo sessant’anni l’Italia resta fuori dalla fase finale dei mondiali. E il sipario del tempo cala malinconico su Ventura e il suo disperato tentativo di rovesciare il verdetto di Stoccolma.

San Siro, il santuario del tifo azzurro riscaldato da un pubblico fantastico, rimane inviolato (mai la nazionale ha perso fra quelle mura) ma la squadra di Ventura non sa costruire neppure un gol in 90 minuti pieni di furori e angoscia.

Una traversa, almeno due rigori negati dall’arbitro spagnolo Lahoz , quattro parate importanti di Olsen testimoniano la foga e il furore agonistico di un’Italia che prova ribellarsi al suo destino, a inseguire con rabbia quel mondiale perso sul prato di Stoccolma.

Questa volta il piglio e il carattere ci sono, Jorginho si cala bene in cabina di regia e gli esterni provano a costruire gioco e cross. Barzagli e Parolo giganteggiano per impegno, Gabbiadini si batte bene per un tempo ma la cassa di risparmio svedese resta chiusa a doppia mandata fino alla fine.

Una catena di eventi negativi aggiunge il ghigno beffardo della jella , che chiude la porta ad ogni sussulto azzurro.

Giusto prendersela con i soloni della Uefa che non vogliono introdurre quella Var che forse ci avrebbe regalato la qualificazione. Ma sarebbe riduttivo fermarsi agli episodi maledetti perché questa Italia si è ridotta a giocarsi il mondiale negli ultimi 90 minuti.

È l'inevitabile tramonto dell’era Ventura , un allenatore che si è dimostrato sul campo incapace di reggere il ruolo di ct, di dare una coerente immagine tattica alla sua squadra, una personalità che puntualmente è mancata. Nel momento cruciale, dopo la sconfitta con la Spagna, il ct è andato lentamente alla deriva, incapace di reggere le tensioni ambientali e le pressioni della stampa.

Ma non si possono dimenticare le responsabilità di Tavecchio e della Federcalcio, che avevano scelto Ventura come secondo di Lippi e lo hanno ostinatamente confermato anche quando l’ex ct campione e del mondo ha dovuto rinunciare al suo ruolo. Da questo grande equivoco è partito il disastro di oggi. Fanno male le lacrime del veterano Buffon, che sono lo specchio malinconico di un fallimento storico maturato fuori dal campo prima ancora che nelle sfide maledette di questa qualificazione.

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