Dico un paradosso: questa epoca svilisce il corpo (delle ragazze ma non solo) perché è un’epoca spiritualista. A volte nei paradossi si nasconde qualcosa di vero. La nostra epoca più di ogni altra ha messo al centro la mente, la cura psicologica, il training dei cervelli, la capacità di astrazione e ha incaricato la virtualità di creare ‘amici’, contatti e relazioni. Vittoria dell’astrazione, avrebbero detto Pasolini e prima di lui Péguy. L’illusione d’essere enti puramente mentali, fatti solo di spirito, affidati a medici della psiche, in cerca di equilibri mentali e maneggianti una tecnologia che elimina il contatto fisico con il mondo, ha deprezzato il corpo, lo ha ridotto a pura maschera o a segno esteriore di un benessere tutto mentale. Lo ha reso più «disponibile». La separazione tra sesso e amore ha compiuto altri danni. Quando ci si occupa del corpo in centri massaggi o sulle copertine, è per renderlo vicino a un’immagine di bellezza o salute. Apparentemente lo si cura molto con tisane e yoga, ma in realtà lo si considera un’appendice, e il suo benessere una conseguenza di un benessere spirituale. Come se fosse un peso da eliminare. Siamo nell’epoca delle anoressie. Siamo tutti colpevoli di questo «gentile disprezzo» che culmina nell’orrore per il corpo malato (da eliminare se troppo fastidioso) e nella presunzione miliardaria che un giorno collegando le nostre menti via web sapremo governare la vita. Invece la violenza ancestrale o altre forme di disagio diffuse ci gridano che il corpo non è un pensiero, non è una parte secondaria di un io autonomo e spirituale. Anima e corpo si salvano o dannano insieme, e insieme devono risorgere, ricorda Dante nella Commedia.