Così no. Così fa troppo male. Non è da Ferrari perdere così, con un’altra macchina ferma dopo pochi chilometri. E stavolta era quella di Vettel. Che ha visto svanire il mondiale causa autogol. Così no. E’ di nessuna consolazione apprendere che è stata una candela ad azzoppare il tedesco. In Malesia aveva ceduto il condotto del compressore. Il presidente Marchionne aveva parlato di “componentistica inadeguata”, dopo Sepang. Dubito si aspettasse una replica così dolorosamente immediata! Ma delle due l’una. O questa improvvisa, sciagurata crisi di affidabilità è figlia di una relazione infelice con i fornitori. Oppure a Maranello è andato in tilt il sistema di controllo qualità. Nemmeno escludo siano vere entrambe le cose e dunque urge un intervento tempestivo. Senza buttare via, però , il bambino con l’acqua sporca... Mi spiego. Fino a questa disgraziata tripletta asiatica (il botto di Singapore, le rotture più recenti), la Scuderia aveva lavorato molto bene. Restituendo l’orgoglio a milioni di tifosi. Il duello con Hamilton, finché c’è stato, ha acceso entusiasmi dimenticati. C’è tanto da salvare, pur nello sconforto di un momento penoso. Io per principio non credo alle rivoluzioni, bensì nel silenzioso profitto di una riforma intelligente. CERTO, è un peccato perdere un mondiale così (l’aritmetica ancora non incorona Hamilton, ma il discorso iridato pare proprio chiuso). La Mercedes prevale perché si dimostra più consistente, più costante, meno esposta ai rischi di cedimenti da poche migliaia di euro, perché tanto costano un condotto e una candela. Enzo Ferrari ha spesso attribuito ai «dettagli da due lire» sconfitte evitabilissime. E la volta successiva, cambiato quello che c’era da cambiare a livello di risorse umane, di lire ne spendeva un po’ di più. A Marchionne il compito di imitarlo. Magari ricordando uno slogan del predecessore Montezemolo nei giorni della tristezza. «Vinceremo l’anno prossimo». Perché i sogni, aggiungo io, non si spengono come una candela...