La netta affermazione del partito del presidente francese Emmanuel Macron, En marche!, al secondo turno delle legislative francesi offre più di uno spunto di riflessione anche per la situazione italiana. Specie in periodi in cui da noi la discussione sulla legge elettorale pare non trovare un approdo. Il primo è che adesso Macron si trova a gestire una maggioranza assoluta di seggi all'Assemblea Nazionale eletti però con un numero minoritario di consensi. Stessa cosa era accaduto per le presidenziali, quando Macron era entrato all'Eliseo grazie a un 23 per cento al primo turno e a un numero di votanti al secondo turno di gran lunga inferiore alla metà degli elettori. Il tutto grazie a una legge elettorale fortemente maggioritaria, nata nel 1958, che grazie al doppio turno permette agli elettori di dire la loro sia sul nome del capo dello stato, sia sui deputati dei singoli collegi. La rappresentatività in apparenza perde rispetto alle esigenze di governabilità. Ma solo in apparenza. Perché le regole chiare, e ben conosciute dal popolo, mettono in condizione la gente di scegliere, e quindi l'esito del voto rappresenta comunque il volere del corpo elettorale. Specie con il ballottaggio. Chi ha disperso il proprio voto, o non è andato a votare al primo o al secondo turno non si sente rappresentato? E' una sua scelta.