Difficile che quei 5.418 siciliani che domenica scorsa hanno scritto il suo nome sulla scheda non conoscessero la storia di Cateno De Luca, riarrestato ieri per evasione fiscale. «Riarrestato», appunto. Visto che De Luca in manette c’era già finito nel 2011 con l’accusa di concussione, come nel mirino della giustizia è entrato altre quattordici volte. Quattordici. Tutto alla luce del sole, tutto stranoto. De Luca e altri sospetti impresentabili, ugualmente scelti dai cittadini per un nuovo mandato all’Ars. Quell’Ars che da sempre detiene il record di arrestati, imputati e indagati. Nella legislatura Lombardo (2008-2012) erano addirittura 35 su novanta, e tutti per reati non di poco conto. Anche in quel caso molti poi ripresentatisi e rieletti. Liberamente dai cittadini. Proprio loro, quelli che accusano sempre i partiti. Ma visto che alle regionali ci sono le preferenze, forse è il caso che stavolta finisca sul banco degli imputati anche la mitica «ggggente». Potevano non votarlo, Cateno, e invece l’hanno fatto. Lui e gli altri. A questo punto se lo tengano, lui, l’autonomia siciliana e i loro sprechi. Basta che non chiedano più soldi a noi.