Nel 1973 andai a Madrid per raccontare lo spettacolare attentato all’ammiraglio Carrero Blanco, primo ministro di Franco. I terroristi dell’Eta misero tanto esplosivo sulla strada che l’auto saltò così in alto da scavallare il palazzo di fronte. L’Eta ha ordinato il cessate il fuoco nel 2011 e nei prossimi mesi consegnerà armi ed esplosivi in circolazione. Ma quello era terrorismo etnico,come lo fu in Irlanda del Nord quello dell’Ira, in Europa quello palestinese e su scala molto più ridotta in Italia quello altoatesino e in Corsica quello separatista. E il terrorismo etnico prima o poi si esaurisce. Nel 2004 tornai a Madrid per raccontare la strage dei treni metropolitani: 192 morti. La firma fu di Al Qaeda. Sembrava il dessert di una stagione che aveva avuto la punta più tragica e clamorosa nell’attacco alle Torri Gemelle l’11 settembre 2001. E invece eravamo solo all’antipasto. Al Qaeda esiste ancora da qualche parte, ma il pacchetto azionario del terrore è stato acquisito dall’Isis, una multinazionale in grave difficoltà, frammentata in schegge molto pericolose.

Forse un giorno anche questo terrorismo finirà. Ma sarà un giorno prevedibilmente molto lontano perché esso – essendo irreali le sue pretese territoriali - è alimentato soltanto dall’odio verso gli ‘infedeli’, cioè verso tutto il mondo non islamico. La strage di Barcellona e la strage tentata a Cambrils (un unico ‘disegno criminoso’) sono l’ottavo episodio maturato in Europa nel giro di un anno con esiti diversi, ma lo stesso obiettivo: avvertire gli occidentali che non vivranno mai più in pace. Lo sappiamo, come sappiamo che tanti poveri morti sono inutili ai fini della strategia terrorista perché l’Occidente è più forte. La domanda che ci poniamo in questi casi è sempre la stessa: e noi? Finora siamo stati più fortunati degli altri e anche più bravi. Gli avvenimenti spagnoli hanno una faccia fai-da-te (il furgone sulle Ramblas) che può colpire chiunque dovunque. Anche se in Italia da tempo le strade di grande affluenza nelle grandi città sono presidiate da blocchi stradali (cosa che non ho visto un mese fa intorno al parlamento di Londra). La stessa cosa ovviamente non è possibile in tutte le località di villeggiatura, come non è possibile difendersi da un improvvisato accoltellatore come quello di Turku, in Finlandia.

Ma noi sembriamo complessivamente più attenti. La seconda faccia di quanto è accaduto a Barcellona, strettamente collegata alla prima, rivela invece la cellula di una dozzina di persone bene organizzate, anche se la loro micidiale potenza di fuoco è stata compromessa da un incidente della vigilia (l’esplosione nel laboratorio dove preparavano gli ordigni). In Spagna questa organizzazione è figlia delle forti infiltrazioni terroriste di provenienza marocchina, ancora ispirate alla riconquista di territori un tempo remoto occupati dagli arabi, nonostante negli ultimi quindici anni la collaborazione tra Madrid e Rabat abbia portato allo smantellamento di 168 cellule in Marocco. Da noi è più improbabile che possa prendere piede una organizzazione così strutturata, per ragioni storico geografiche e perché i nostri servizi di sicurezza si stanno rivelando i migliori su piazza. Questa è la ragione per cui il flusso turistico in Italia questa estate ha battuto ogni record e anche perché meno italiani sono andati all’estero. Di fronte a un tragico imprevisto, meglio sentirsi a casa propria.