Roma, 2 settembre 2014 - Dalla Rai, e dal suo Ballarò, Floris porta a La7 tre cose: Crozza con la sua copertina, Pagnoncelli con i suoi sondaggi, e la 'firma' finale del talk show, quell'"alè" con cui da tempo immemorabile chiude ogni puntata. Nel presentare i due muovi programmi che lo vedranno impegnato sulla nuova emittente, il giornalista promette: "Non saranno una copia di Ballarò".

Due programmi ('diciannovEquaranta' e 'diMartedì'), una redazione giovanissima e una rete, La 7, "che ha creduto con coraggio a questo progetto". Dopo una lunga stagione in Rai con 'Ballarò', Giovanni Floris è pronto per la sua nuova avventura televisiva: l'esordio l'8 settembre con 'diciannovEquaranta', striscia di informazione quotidiana dedicata all'approfondimento della notizia del giorno, in diretta dal lunedì al venerdì alle 19.40. 

Saranno tredici minuti, spiega, nel quale oltre all'analisi della notizia sarà lanciato il sondaggio del giorno sotto la supervisione di Nando Pagnoncelli. La formula del talk politico, invece, per 'diMartedì', con ospiti, faccia a faccia, servizi e reportage, ma, assicura Floris durante la conferenza stampa di presentazione dei due programmi, "non sarà una fotocopia di Ballarò" perchè, spiega, "c'è un gusto enorme a ripartire da zero".
"Secondo me - aggiunge - vince non chi ha in studio Renzi o la Boschi, ma chi offre un punto di vista diverso sulla politica: noi crediamo molto in questo progetto, che darà vita a un programma molto asciutto, secco, un'evoluzione rispetto a Ballarò", da cui Floris porta con sè Maurizio Crozza con la sua copertina, Nando Pagnoncelli, "il più credibile dei sondaggisti", e moltissimi tra autori e giornalisti. 
Nessun assillo per lo share: "Mi misuro a fine stagione", sottolinea il giornalista, che si dice "inorgoglito" per il passaggio di testimone di Ballarò a Massimo Giannini, "un amico, un giornalista molto bravo e autorevole". Nessuna polemica anche per il suo passaggio dalla Rai a La7: "Se sono qui delle divergenze" con viale Mazzini "c'erano", replica a una domanda dei giornalisti in merito a uno scenario più favorevole, dal punto di vista economico, per il passaggio di rete: "Se le divergenze sono economiche, mi dicano dalla Rai quali erano e poi io risponderò", aggiunge.